“Si rischiano 1.300 morti al giorno”. Covid, lo studio della Fondazione Kessler presentato al governo


Il governo ha deciso di riaprire in modo graduale le attività commerciali: già a partire dal 26 aprile: i ristoranti sono aperti anche a cena in zona gialla, ma solo garantendo il servizio all’aperto. Teatri, musei, sale da concerto e cinema, invece, potranno riprendere l’attività anche al chiuso sempre in zona gialla, rispettando gli standard di sicurezza imposti dal Cts. È stato concesso il via libero agli sport di contatto: anche in questo caso in zona gialla.

Altre riaperture potranno essere possibili, ma solo a partire dalla metà di maggio con le riaperture di piscine all’aperto in zona gialla. Necessario specificare come le strutture indoor (piscine al chiuso) rimarranno invece non praticabili, con conseguenze anche sull’attività sportiva di riferimento (pallanuoto, nuoto sincronizzato e simili). (Continua dopo la foto)






Nel frattempo lo scorso 16 aprile è stato recapitato al Comitato tecnico-scientifico dalla Fondazione Kessler un modello su cosa potrebbe succedere dopo le prime riaperture. Lo studio rivela che se l’indice di contagio dovesse tornare a quota 1 (attualmente è 0,81), cosa probabile secondo gli esperti dopo la ripartenza, di qui al 19 luglio si dovrebbe continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno. Qualora salisse a 1,1 il rischio è che i decessi aumentino costantemente fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno. Scenario ancora più complicato se l’Rt raggiungesse quota 1,25: secondo l’autore della ricerca si conterebbero a luglio oltre mille vittime al giorno se non si procedesse con chiusure mirate. (Continua dopo la foto)






Secondo lo studio, con le riaperture al 12 maggio i decessi giornalieri avrebbero potuto essere la metà. Insomma il ritardo di due settimane avrebbe voluto dire aprire con un numero di casi giornalieri (e quindi un’incidenza) inferiore a quello attuale. Infatti l’ultimo report del Comitato tenico-scientifico (aggiornato al 18 aprile) conta 157 casi a settimana ogni 100mila abitanti, mentre perché l’epidemia sia sotto controllo bisogna arrivare a 50. Riaprendo con un numero di casi più basso, con un indice a 1,1 al 15 luglio i morti sarebbero stati 200 mentre con uno a 1.25 diverse centinaia. (Continua dopo la foto)



 

Fondazione Kessler tiene conto dell’abbassamento della letalità del virus indotto dalle vaccinazioni: grazie ai vaccini il virus sta infatti uccidendo meno, passando cioè dagli undici decessi su mille infetti a uno. Una prima data ipotizzata dall’Ispi in questo senso è stata il 25 giugno. Tutto dipende però dal ritmo con cui procede la campagna vaccinale e i soggetti che ricevono il vaccino. Il generale Figliuolo, conta di accelerare ancora sul numero di somministrazioni giornaliere puntando ad avere, al 25 maggio, l’80% dei soggetti fragili immunizzati. Dopodiché le riaperture saranno graduali e, al di là dei conti, la consapevolezza degli esperti è che ora molto dipenderà dai comportamenti individuali.

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