Pedofilia, vi ricordate don Seppia? La cassazione annulla condanna a nove anni


La Cassazione ha annullato la condanna dell’ex parroco di Sestri, don Riccardo Seppia. Il processo è da rifare perché i giudici hanno considerato i reati di cui era accusato, violenza sessuale e induzione alla prostituzione, come un unico reato. Non solo: l’induzione alla prostituzione è caduta e i fatti di cui era accusato sono stati considerati atti sessuali con minorenne, quindi meno gravi almeno per quanto riguarda la pena.

Il prete era stato condannato a nove anni e sei mesi di prigione per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina. Con la sentenza di ieri, si riapre dunque uno dei maggiori scandali che ha travolto la Chiesa italiana negli ultimi anni, un processo che preoccupava e non poco la Curia.



Tutto iniziò nel maggio del 2011, quando i carabinieri incappano nel sacerdote genovese indagando su un giro di cocaina e doping. È nelle intercettazioni che compare per la prima volta il nome di “Riccardo”, cinquantenne genovese che oltre a essere interessato alla droga è noto per il suo interesse nei confronti di ragazzini e, almeno a parole, anche di bambini.

Gli inquirenti a quel punto si concentrano su questo nuovo filone e tengono sotto controllo per alcune settimane il reggente della parrocchia di Santo Spirito. Parla don Seppia e tanto. Vuole “negretti dal collo tenero” Seppia,  e “ragazzini di dieci anni”.

I militari ascoltano e trascrivono. E intervengono, quando si rendono conto, quasi in diretta, che l’uomo di chiesa insidia un quattordicenne chierichetto.  Nella condanna di primo e secondo grado pesarono più le contestazioni per spaccio e cessione di stupefacenti che quelle a sfondo sessuale, un peso specifico che rispecchia il codice penale italiano. Adesso è tutto da rifare: le tesi della difesa sono state accolte della Cassazione che, venti mesi dopo la condanna in Appello, ha ribaltato la sentenza.