Tragedia in montagna, una valanga si prende la vita Marcello: aveva 41 anni


Emilia Romagna, la tragedia strappa via la vita dell’ingegner Marcello Fiorentini. Una notizia drammatica per la comunità di Lama Mocogno, quella della morte del giovane amministratore travolto dalla valanga. Il suo corpo è stato trovato sotto la neve, ormai privo di vita. Al momento della tragedia Marcello non era solo, ma in compagnia di due persone, una residente a Modena e l’altra a Scandiano.

I tre appassionati di alpinismo erano partiti dal rifugio Vittoria con l’intento di dedicarsi alla calata nei canali del Monte Giovo. Con piccozze e ramponi Marcello e i due hanno cominciato a risalire lungo il canale denominato Joe Condor nella zona del triangolo tra il Lago Baccio e il Monte Giovo, quando dopo essersi arrampicati per circa 300 metri, sono stati travolti da una valanga. (Continua a leggere dopo la foto).






Il destino per Marcello è stato diverso, infatti se i due sono stati appena sfiorati dalla massa nevosa, Marcello è stato letteralmente intrappolato e non ce l’ha fatta. Una volta lanciato l’allarme e nonostante il pronto intervento delle squadre di soccorso alpino e speleologico, stazione Monte Cimone, con il soccorso alpino della guardia di finanza, l’elicottero del 118 di Pavullo nel Frignano e l’ambulanza, per lui nessuna speranza. (Continua a leggere dopo la foto).






È spettato al primo cittadino Giovanni Battista Pasini, dare alla comunità la dolorosa notizia della morte di Marcello: “Aveva già fatto la tracciatura di diversi sentieri con il Gps. Nonostante abitasse a Ravarino, veniva su nel fine settimana a trovare i famigliari e partecipava sempre alle sedute del Consiglio comunale e di Giunta. Era un ragazzo d’oro, molto equilibrato, parlava poco, sempre in modo appropriato, di grande cultura. Ricordo da ragazzino che era appassionato di astronomia. Un ragazzo d’oro. Aveva questa sua grandissima passione per l’alpinismo, per la montagna, per l’escursionismo, faceva anche roccia”. (Continua a leggere dopo le foto).



“Tante volte gli ho detto di stare attento quando mi diceva che andava a fare una scalata. Faceva parte del comitato per il Sì – ricorda Pasini -. Poi, arrivarono le elezioni e gli chiedemmo se condivideva il nostro programma e se avesse fatto parte della nella nostra squadra. Accettò e ne fummo felici. Quando si preparano le liste si cercano persone qualificate, e lui era anche stimato e benvoluto”.

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