Prosciutto made in Italy? Ecco le grandi marche che non lo dichiarano


Pochi giorni per fare scattare l’obbligo di indicare l’origine di carni suine e bovine. Poche ancora le aziende che hanno risposto prontamente al provvedimento firmato da Teresa Bellanova, ministro delle Politiche Agricole. Intanto entro il 10 novembre, andrà tassativamente indicata la provenienza delle carni usate anche per la produzioni degli insaccati.

Uno stato di confusione vissuto non solo dentro le aziende produttive ma anche nei supermercati. Etichette trasparenti che presto diventeranno un obbligo di legge che iniziano a essere richieste. Un articolo reso pubblico su Libero riporta la testimonianza tra i locali del punto vendita dell’Oltrepò Pavese. (Continua a leggere dopo la foto).






Attilio Barbieri è riuscito a censire i prosciutti delle marche più note, ad esclusioni di quelli che già mostrano in etichetta la provenienza 100% italiana. Ma il sospetto ricade anche su provenienze non definite in etichetta. Perchè? “Il vero buco nero del made in Italy a tavola”, il quesito posto da Barbieri. E così riporta: “Sulle sette confezioni di prosciutto affettato che ho acquistato soltanto una, Citterio, reca l’indicazione d’origine ‘coscia suina origine Ue’. Tutte le altre restano completamente anonime, nonostante si sprechino le indicazioni volontarie come ‘fresca salumeria’”.  (Continua a leggere dopo la foto).






Nell’articolo vengono riportate in merito alla questione anche le dichiarazioni rilasciate dall’avvocato Dario Dongo sul portale Greatitalianfoodtrade.it: “Il segreto industriale sulle origini di numerosi prodotti Igp non viene neppure scalfito dal decreto. Rimangono quindi incerte benchè prevedibili Ue, le origini della porchetta di Ariccia, il Cotechino e lo Zampone di Modena, la Mortadella di Bologna e quella di Prato, la coppa di Parma. Nonchè quelle di prosciutti di Amatrice, Norcia e Sauris, i salami Cremona, Felino, Piemonte, lo spec Alto Adige, la salama di sugo ferrarese, il lardo di Colonnata”. (Continua a leggere dopo le foto).



Il nuovo decreto è importante perché i consumatori sono sempre più interessati a conoscere l’origine delle materie prime dei prodotti alimentari. Da uno studio dell’Ismea emerge che l’83% dei partecipanti indica l’impiego di materia prima italiana come priorità nell’acquisto quando si fa la spesa, mentre oltre il 95% desidera avere quest’informazione chiara sull’etichetta.

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