Chiude il bar a mezzanotte e riapre dopo soli 15 minuti. Così beffa il Dpcm anti-covid, ma nessuno può fargli nulla: ecco perché


Coronavirus, un sistema economico che teme nuovamente il collasso. Lo sanno bene i titolari di bar e ristoranti, alla luce delle nuove disposizioni indette per dpcm, adottato per frenare il contagio della seconda ondata del Coronavirus. Un documento ufficiale che rimette in circolo non poche preoccupazioni per i gestori delle attività, soprattutto alla luce di un orario di chiusura anticipata.

La storia di Aldo Manoieri, titolare del Bar Plaza Cafè di Catanzaro Lido, lascia emergere una falla presente all’interno del decreto: “Ho chiuso il bar a mezzanotte del 14 ottobre e l’ho riaperto quindici minuti dopo. Nel dpcm c’è l’orario di chiusura che ho rispettato ma non è indicato l’orario di riapertura e io ho che un’attività h24 ho riaperto subito dopo”. Le dichiarazioni sono riportate su La Nuova Calabria. (Continua a leggere dopo la foto).






La dichiarazione pubblica rilasciata dal titolare prosegue: “Verso mezzanotte e 25 ho avuto il primo controllo delle forze dell’ordine che mi hanno intimato di chiudere. Facendogli presente quello che c’è nel dpcm abbiamo constatato che non c’è un orario di riapertura. Io quindi a che ora dovrei riaprire? Questo è l’interrogativo. Tutto nasce da chi ha scritto questo dpcm, non sanno nemmeno quello che scrivono e io mi adeguerà a quello che c’è sul dpcm e io chiuderò a mezzanotte e riaprirò quindici minuti dopo”. (Continua a leggere dopo la foto).






La disposizione del Dpcm anti coronavirus recita: “Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino alle ore 24.00 con servizio al tavolo e sino alle ore 21.00 in assenza di servizio al tavolo”. Poco dopo la mezzanotte, dunque, nessun cliente da servire. Evitare che la movida diventi un motivo di contagio, questo l’intento del nuovo dpcm per evitare che l’ondata del virus diventi ingestibile. (Continua a leggere dopo le foto).



E sempre dal testo se “le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi”, rimane incerto l’orario di riapertura, dunque solo l’obbligo di chiusura a mezzanotte con consumo al tavolo e fino alle 21 “in assenza di consumo al tavolo”.

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