“Sono finite anche le lacrime”. Papà Paolo lascia moglie e 3 figlie: un destino atroce


Se n’è andato in un attimo. La corda della sua vita si è spezzata su uno dei monti che amava. Paolo Ambroso, 41 anni, era molto più di un insegnante: era un musicista, era un’artista. Per questo la notizia della sua morte ha sconvolto tutti, è entrata con la forza di un uragano e ha lasciato fuori solo macerie e cuori infranti. L’incidente in cui Paolo Ambroso ha perso la vita si è verificato domenica scorsa, poco prima delle 14, cadendo mentre scendeva da una cima in montagna, tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto.

Domani, venerdì 2 ottobre, i funerali. Paolo Ambroso lascia tre figlie piccole, la moglie Alice ed il fratello maggiore, Enrico. Si era diplomato al conservatorio Venezze ed era molto conosciuto a Rovigo, faceva l’insegnante all’istituto comprensivo statale ‘Ederle’ a Villa Bartolomea (Verona). La dirigente scolastica, i docenti, il personale scolastico e gli alunni ricordano con affetto e strazio il professore. Continua dopo la foto






“Era un’artista – dicono – e amava quella montagna che lo ha strappato all’affetto dei suoi cari. Non ti dimenticheremo professore. Le tue parole, le tue visioni, la tua musica sono state le nostre . Un dolore muto ci toglie il respiro, mentre vediamo ancora la tua ombra che si aggira inquieta tra le aule piene di ragazzi e di chitarre, e tu che parlavi con noi di Garcia Lorca e della musica tzigana e di tutto quello che ci innalzava al cielo. Siamo tutti sconvolti”. Continua dopo la foto






Paolo Ambroso era anche il chitarrista del gruppo l’Istrice, che in un breve messaggio sulla propria pagina social, scrive: “Un dolore straziante, un vuoto inaspettato. Paolo, noi ti ringraziamo e ti vogliamo bene. Paolo sei eterno”. Ambroso era in montagna con l’amico Stefano Polo, 38 anni. Insieme camminavano lungo il sentiero, quando Paolo è precipitato nel vuoto. Continua dopo la foto



 


E ancora: “Coetanei e amici strettissimi….la mia prima band con te,la tua prima band con me…erano gli Epic nome che avevi saggiamente rubato dalla nota casa di dischi perché dicevi che sicuramente avremmo fatto successo così….avevamo 13 anni e provavamo nel sotto tetto di casa tua con mio cugino…ore ore a provare per suonare ai primi concertini che mi hanno fatto battere forte il cuore… già a quel tempo tu eri 10 spanne di bravura al di sopra di me e nonostante tutto mi accettasti nella tua band….ti porterò sempre nel cuore perché sei stato uno dei tanti amici che mi hanno aiutato a crescere e seguire le giuste strade e anche se non ci siamo più visti”.

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