“Perché urlavano il nome Andrea”. Omicidio Daniele ed Eleonora: la scoperta


“Salve sto sentendo delle grida, tipo ‘na lite domestica violenta, tra viale Don Bosco e la parallela, ci sono delle palazzine, si sentono della grida allucinanti, proprio con una violenza inaudita”.

È una delle telefonate arrivate al 112 da uno dei testimoni della violenta lite nel condominio della coppia di fidanzati uccisa dal reo confesso Antonio Giovanni De Marco. Il ragazzo, che aveva sentito delle urla di una donna e di rumori di vetri infranti, è lo stesso che ha poi sentito “distintamente un rumore metallico simile alla caduta di un ‘coltello'” e le urla della donna che diceva ‘Basta Andrea’. (Continua a leggere dopo la foto)






Lo riporta il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini nel decreto di fermo di Antonio Giovanni De Marco, fermato per il duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Il ragazzo, che ha subito chiamato i carabinieri, ha fornito una prima descrizione del killer, allontanatosi a piedi, specificando che “aveva un coltello di grosse dimensioni”. Scoperto anche perché Eleonora è stata sentita gridare il nome ‘Andrea’. (Continua a leggere dopo la foto)






Le informazioni erano state date da cinque ragazzi tutti residenti nella casa dello studente di Lecce, in via Lombardia mentre si trovavano sul terrazzo al primo piano del palazzo. Come riporta Leggo “tutti e cinque sostenevano di aver sentito “delle frasi di un uomo del tipo – scrive il pm Maria Consolata Moschettini nel decreto di fermo di Antonio Giovanni De Marco – ‘ti prego, Andrea basta! Fermati, basta!’. Poco dopo non sentivano più la donna urlare e nemmeno l’uomo che gli sembrava dalla voce agonizzante”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Come hanno riferito i carabinieri oggi, inizialmente si pensava che Andrea fosse il nome del killer – per questo motivo gli inquirenti avevano setacciato tutti i contatti social e numeri di telefono che riconducevano al nome Andrea – ma in realtà era l’amico e vicino di casa a cui i due fidanzati chiedevano aiuto durante i concitati momenti dell’omicidio.

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