“Non ci sono banchi, i bambini scrivono in ginocchio”: la foto choc in una scuola italiana


Scuola di Genova da choc. Bambini costretti a scrivere in ginocchio con i quaderni appoggiato sulle sedie. Lo denuncia il governatore della Liguria Giovanni Toti, che si è rivolto direttamente alla ministra Azzolina: “Cara Azzolina, questi sono gli alunni di una classe genovese, che scrivono in ginocchio perché non hanno i banchi che avevate promesso”.

Affermazioni forti: “E non sarebbero gli unici purtroppo! I nostri bambini, le maestre e le famiglie non meritano questo trattamento, soprattutto dopo i sacrifici fatti in questi mesi in cui era anche un dovere morale lavorare per evitare tutto questo. Io lo trovo inaccettabile e sto già scrivendo una lettera alla Direzione scolastica per intervenire immediatamente. Un’immagine come questa non è degna di un Paese civile come l’Italia”. (Continua a leggere dopo la foto).






Un ritorno a scuola arrivato dopo ben sei mesi di pausa, anche se non per tutte le Regioni allo stesso modo. Qualcuno è rimasto proprio a casa.  Il motivo? Troppi problemi che aspettano una soluzione. Dai banchi monoposto ai docenti in cattedra: fondamentali per il distanziamento. E così gli studenti si sono trovati a fare i conti con una ripartenza a metà. A tornare in classe sono stati 5,6 milioni di ragazzi sugli 8,3 iscritti. Chiuse fino al dopo elezioni le scuole di Puglia e Sardegna, Calabria, Campania, Abruzzo e Basilicata. In fermento anche gli istituti del Lazio che, comunque, non hanno scelto una data uguale per tutti: solo Roma è partita subito mentre Latina, Frosinone e Viterbo hanno rimandato tutto al 24. (Continua a leggere dopo la foto).






Le scuole non si sentivano pronte. I banchi monoposto, che inizialmente si pensava dovessero arrivare addirittura il 31 agosto, verranno invece portati negli istituti con un calendario che vede le consegne fino a fine ottobre. Ma, senza banchi singoli, l’aula è troppo piccola e così gli studenti, spesso, sono rimasti a casa a studiare online oppure i più piccoli hanno fatto lezione in aula con la mascherina per 5, 6 ore di fila.È naufragata anche l’idea di riattivare i vecchi istituti, circa tremila, in disuso da anni: sarebbe costato troppo, si è preferito chiedere spazi aggiuntivi agli enti locali. Ma non sono stati sufficienti, soprattutto al Sud. Per tutti questi motivi molti dirigenti hanno preferito non aprire. Ma un altro fronte aperto riguarda i docenti: le assunzioni promesse sono andate male. Delle 85mila immissioni autorizzate, se ne sono concretizzate neanche 25mila. I restanti 60mila posti? A supplenza. E anche quest’anno la didattica sarà precaria, con le cattedre che cambieranno volto in continuazione. (Continua a leggere dopo le foto).



Le graduatorie provinciali dei supplenti infatti, digitalizzate dalla ministra all’istruzione, Lucia Azzolina per snellire le procedure, hanno dato problemi: la pubblicazione definitiva in molte aree del Paese è andata a rilento, per errori e incongruenze da correggere e per l’enorme mole di dati da inserire, e i presidi hanno iniziato a chiamare i supplenti dalle graduatorie di istituto per avere i docenti in cattedra oggi o comunque quanto prima. Con l’effetto, come al solito, del valzer degli insegnanti in cattedra: i primi giorni c’è un supplente, poi ne arriva un altro e così via fino all’avente diritto.

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