“È successo in carcere ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi”. Omicidio Willy, cosa hanno fatto gli altri detenuti


I fratelli Gabriele e Marco Bianchi, così come Mario Pincarelli, in carcere con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Willy Monteiro Duarte, hanno chiesto di prolungare l’isolamento a cui sono sottoposti attualmente per via delle norme anti-covid. I tre devono rimanere per 14 giorni in celle diverse nel carcere di Rebibbia.

Ma, scrive il Messaggero, l’isolamento potrebbe continuare dopo che i legali hanno chiesto al giudice e ai vertici del Dap, la Penitenziaria, di tenere conto delle circostanze dell’arresto e dei rischi connessi, per tutelare l’incolumità dei loro assistiti “che hanno diritto a una giusta detenzione”. Ora i due si trovano in isolamento causa Covid: sperano, tra l’altro, di poterci rimanere ancora a lungo per evitare contatti con gli altri detenuti. Il rischio è che possano essere presi di mira vista l’efferatezza del delitto ai danni di un ragazzino. (Continua a leggere dopo la foto)






Quando Marco e Gabriele Bianchi sono arrivati nel carcere di Rebibbia, sono stati accolti dagli altri detenuti con sputi e urla (”non vi vogliamo qui”). Il rischio di ritorsioni, dunque, è concreto e per questo motivo gli avvocati hanno chiesto di allungare il periodo di isolamento. Al giudice e ai vertici del Dap, infatti, è stato chiesto di tutelare la loro incolumità e, dunque, di assicurare il “diritto a una giusta detenzione”. (Continua a leggere dopo la foto)






Anche secondo il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia i tre (Francesco Belleggia a parte, che sta scontando i domiciliari) potrebbero essere “oggetto di attenzioni per così dire sgradite all’interno del carcere”. Nei giorni scorsi erano arrivate minacce di morte, anche via social o attraverso telefonate minatorie, sia ai parenti degli arrestati che ai difensori. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Intanto i legali di Mario e Massimiliano Pica, nella giornata di lunedì 14 settembre dovrebbero far ricorso al Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, respingendo le motivazioni che hanno convinto la procura di Velletri a cambiare il capo di imputazione da omicidio preterintenzionale a volontario.

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