Italia in lutto, se ne sono andati a poche ore di distanza. Stefano e Alberto hanno segnato un’epoca


È morto a Verona Alberto Bauli. Il re del pandoro, aveva 80 anni e per oltre 25 anni è stato presidente del gruppo dolciario fondato nel 1922 dal padre Ruggero, ora con sede a Castel d’Azzano, in provincia di Verona. Nel 2006 l’azienda ha acquisito il biscottificio trevigiano Doria, mentre nel 2009 ha rilevato da Nestlè i prodotti da forno commercializzati con i marchi Motta e Alemagna.

Alberto Bauli è stato per alcuni anni anche consigliere del Banco Popolare, ricoprendo la carica di presidente della Banca Popolare di Verona. Grazie alle sua intuizioni ha portato l’azienda di famiglia a diventare leader in Italia ed Europa nei dolci da ricorrenza come pandoro, panettone e colombe e l’ha resa sempre più presente nel settore dei dolci continuativi, dai biscotti alle merendine, brioches e crackers, grazie anche all’operazione di acquisto dei marchi italiani della Nestlè (Alemagna e Motta) e di Doria e Bistefani. (Continua a leggere dopo la foto)






Lascia la moglie Zina e i tre figli Carlo Alberto, Francesco e Chiara. Poche ore dopo la morte di Alberto Bauli l’Italia ha perso un altro imprenditore, il nipote del fondatore del celebre marchio Pernigotti. Il cavalier Stefano Pernigotti, nipote del fondatore della storica fabbrica dolciaria di Novi Ligure (Alessandria) aveva 98 anni. A darne notizia è il sindaco di Novi, Gian Paolo Cabella. (Continua a leggere dopo la foto)






“Come amministrazione non possiamo che unirci al cordoglio e al dolore della città che era molto molto affezionata al Cavaliere. Ha segnato un’epoca con la generazione dei nostri genitori e con quelle precedenti – afferma il primo cittadino – Tutti ricordano come nel bombardamento dell’8 luglio 1944 avesse offerto rifugio ai novesi nelle cantine dello stabilimento”. La perdita prematura dei suoi due figli fu uno dei dolori più grandi della sua vita: morirono in un incidente stradale in Uruguay nel 1980. Mantenne la proprietà della Pernigotti fino al 1995 quando la cedette ai siciliani Averna. (Continua a leggere dopo la foto)



 

“Mi faccio interprete del passato e del futuro: forse, ci fossero stati gli eredi, il destino dello stabilimento avrebbe potuto essere diverso. – aveva detto – C’era l’attaccamento familiare di una volta”. Stefano Pernigotti era quello che si dice un imprenditore illuminato, stile Olivetti, che si preoccupava dei lavoratori ma anche delle loro famiglie. Metteva l’interesse della comunità davanti al suo profitto.

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