Elena Ceste, le 5 contraddizioni nel racconto del marito Michele


Il caso relativo alla morte di Elena Ceste è uno di quei casi di cronaca capace di attrae attenzione e curiosità degli italiani. Per tante ragioni, a cominciare dallo scenario: un piccolo paese della tranquilla provincia italiana e un contesto familiare apparentemente solido. Elena era una mamma di quattro figli, spendeva parte del suo tempo in chiesa, qualche attrito col marito che, raccontano le cronache, non le lasciava molto spazio. Ed è proprio Michele Buoninconti la figura sulla quale si concentrano non solo gli inquirenti, ma anche quei milioni di “osservatori esterni” sparsi in tutto il paese. Dalle indagini, tuttora in corso, emergono alcuni particolari che possono apparire contraddizioni nel racconto di Michele. E che probabilmente sarà chiamato a dettagliare maggiormente. Alla luce di quanto emerso finora è dunque possibile sintetizzare i principali punti in questo senso. Ovviamente si tratta di una sintesi possibile dagli atti d’indagine noti e che non vuole suggerire alcuna conclusione.

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Quei vestiti lasciati in giardino
A quanto è descritto nei verbali il ritrovamento degli abiti di Elena Ceste alle ore 10.30 del 24 gennaio, giorno della scomparsa. Dal principio questo è il principale elemento dubbio. Difatti, come è possibile che vengano ritrovati dei vestiti all’esterno dell’abitazione e quei vestiti siano integri e puliti, senza particelle di fango o filamenti di erba? Inoltre è strano che Michele affermi a una vicina di casa, alle 9.15, cioè un’ora e 15 minuti prima, che sua moglie se n’è andata nuda e senza vestiti. Cioè comunica una cosa della quale verrà a conoscenza solo più tardi col il ritrovamento dei vestiti. Quella mattina, nella denuncia presentata ai carabinieri, Michele dichiara: “Controllando in casa, notavo che vi era la sua borsa, con i documenti e il cellulare. Mi accorgevo che nei pressi del cancello vi erano, in un angolo, i vestiti di Elena, facendomi dedurre che Elena si fosse allontanata senza indumenti”. Perché Michele, quella mattina, ha raccolto i vestiti? I carabinieri di Costigliole glielo contestano subito: “Non dovevi toccare niente e lasciare tutto come l’hai trovato”. Invece Michele li ha raccolti, posati in macchina e consegnati. Ma il maglione è rovesciato, la maglietta e il reggiseno sono stranamente puliti e asciutti.

Mancano gli occhiali
Elena era miope e non ne poteva farne a meno. Saltano fuori dopo: “Erano un po’ nascosti”, preciserà Michele. Tuttavia, a una vicina di casa, Michele aveva già detto di essere preoccupato perché Elena senza occhiali non vedeva nulla: come faceva a sapere che Elena non aveva con sé gli occhiali se questi ultimi saranno ritrovati solo più tardi?

Il cellulare di Elena Ceste
Michele ha dichiarato ai carabinieri di averlo trovato lo stesso giorno della scomparsa. Però, per tutto il giorno, ha continuato a comporre il numero della moglie. La domanda (facile) è: se l’ha ritrovato, perché continua a chiamarlo?

Michele cerca a chilometri di distanza da casa. Perché?
Non è chiaro perché Michele abbia cercato Elena a circa 15 chilometri di distanza da casa. Seguendo il suo ragionamento, la donna è scappata nuda e col freddo, ma è difficile che abbia percorso così tanta strada. Per giunta senza occhiali, per lei vitali.

Le prime (e frettolose) accuse di Michele
Magistrati e carabinieri dovranno anche verificare le prime accuse dell’uomo secondo le quali sua moglie è stata rapida da un uomo, incrociato anche nella sua macchina del quale Michele fornisce addirittura modello e targa. Quest’uomo è stato immediatamente controllato, senza destare sospetti negli inquirenti. Il marito ha pure parlato, quasi subito, di un filmino a luci rosse nel quale avrebbe recitato anche Elena e dei conseguenti ricatti. Ma di questa presunta clip non c’è mai stata traccia. Eppure è noto a tutti che per mani non esperte non è semplice rimuovere definitivamente tracce di materiale informatico.

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