Bossetti, Parolisi e Stasi insieme in carcere: cosa fanno i protagonisti dei casi di cronaca nera


Dopo aver diviso l’Italia tra innocentisti e colpevolisti, i detenuti ‘famosi’ che sono finiti sui quotidiani e protagonisti delle trasmissioni di cronaca nera vivono ora la reclusione in carcere impegnandosi in attività lavorative che consentono loro di mantenere un ponte con la società.

Sono tanti i protagonisti dei casi che hanno scioccato l’opinione pubblica. Rosa e Olindo, in carcere per la strage di Erba, Sabrina Misseri, il padre Michele e la madre Cosima Serrano, condannati per l’omicidio di Sarah Scazzi, Anna Maria Franzoni, madre di Samuele, il bimbo ucciso il 30 gennaio 2002 in una villetta di Montroz, frazione di Cogne in Valle d’Aosta (la donna ha scontato 6 anni di carcere e 5 di detenzione domiciliare, estinguendo la pena il 7 febbraio 2019) e tanti altri. (Continua a leggere dopo la foto)









Tra questi anche Salvatore Parolisi, Massimo Bossetti e Alberto Stasi. I tre stanno scontando la pena nel carcere milanese di Bollate. Paolisi è stato condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea, trovata senza vita il 18 aprile 2011 nel Bosco delle Casermette di Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. L’ex militare ha scontato quasi 9 anni di galera sui 20 a cui è stato condannato e per questo motivo potrebbe godere dei benefici concessi ai detenuti che hanno partecipato all’opera di rieducazione e hanno avuto una buona condotta. (Continua a leggere dopo la foto)






Massimo Bossetti, anche lui a Bollate, il 12 ottobre 2018 è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata senza vita il 26 febbraio 2011 da un aeromodellista in un campo aperto a Chignolo d’Isola. E ancora Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, trovata senza vita all’interno della sua casa di Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. (Continua a leggere dopo la foto)



 

In carcere per scontare le condanne, Parolisi, Bossetti e Stasi saranno impiegati nella produzione di mascherine sanitarie. Il progetto “ricuciamo” è nato da una partnership fra il Commissario straordinario per l’emergenza Covid e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia. A Bollate si produrranno fino a 400mila mascherine al giorno.

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