Coronavirus, finalmente una bella notizia: i dati mai visti dall’inizio dell’emergenza


Sono positivi i dati sull’emergenza coronavirus diffusi dalla Protezione civile nel bollettino delle ore 18. Continuano a diminuire i nuovi contagi e il rapporto con i tamponi effettuato è in calo rispetto a ieri e al minimo dall’inizio dell’emergenza sanitaria. I ricoverati con sintomi sono 218 in meno rispetto a ieri, per un totale di 7.917. Altre 20 persone nelle ultime 24 ore sono uscite dai reparti di terapia intensiva, dove si trovano ancora 521 pazienti, mentre sono 44.504 (-2.070) le persone in isolamento domiciliare. In diminuzione anche il numero degli attualmente positivi (52.942, -2.358).

I morti registrati nelle ultime 24 ore sono stati 78. Nessuna vittima in Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria. I casi totali sono 230.555 (+397). In tutto sono stati eseguiti 3.539.927 tamponi, i casi testati sono 2.253.252. (Continua a leggere dopo la foto)








Polmoni a rischio per almeno 6 mesi dopo essere guariti da Covid-19, mentre il 30% dei pazienti avrà problemi respiratori cronici. Secondo gli esperti, infatti, l’infezione potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva. È il preoccupante scenario che arriva dal convegno digitale della Società italiana di pneumologia (Sip), durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da Sars nel 2003. (Continua a leggere dopo la foto)






Da questo confronto emerge che l’infezione polmonare da coronavirus può lasciare un’eredità cronica sulla funzionalità respiratoria: si stima che in media in un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che per alcuni però potrebbe non essere completo. Dopo la polmonite da Covid-19 potrebbero perciò essere frequenti alterazioni permanenti della funzione respiratoria, ma soprattutto segni diffusi di fibrosi polmonare. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Cosa è la fibrosi polmonare? Il tessuto respiratorio colpito dall’infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale, comportando sintomi cronici e necessità, in alcuni pazienti, di ossigenoterapia domiciliare. La fibrosi polmonare potrebbe diventare perciò il pericolo di domani per molti sopravvissuti a Covid-19 e rendere necessario sperimentare nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali.

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