Donna incinta con Covid viaggia da Londra all’Italia con scalo. Supera i controlli


Da Londra a Palermo via Roma. Succedeva 11 giorni fa. Senza alcun segno di infezione da Covid-19 e dopo aver avuto il via libero al rientro. Ma una volta in città si è sentita male e ieri è stata ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Cervello di Palermo. I medici stanno facendo di tutto per salvare lei e il bambino che ha in grembo da 28 settimane.

Si tratta di una 34enne originaria del Bangladesh, ma residente da tempo nel capoluogo siciliano, che ha seguito tutta la trafila per fare rientro a casa. Si è registrata nel sito della Regione siciliana previsto per i rimpatri e il 14 maggio – così ha raccontato ai sanitari del pronto soccorso – si è imbarcata su un volo da Londra a Palermo con scalo a Roma. E’ stata controllata più volte nei tre aeroporti con i termoscanner, sia al momento dell’imbarco che all’arrivo. Le sue condizioni di salute erano buone e non destavano particolari preoccupazioni. Continua dopo la foto








Fino a ieri sera, quando è stata portata d’urgenza all’Ospedale Cervello di Palermo dopo essere risultata positiva al Covid-19 Ora i medici hanno spiegato che le sue condizioni sono serie e che stanno valutando se far nascere il bambino con un parto cesareo. Intanto gli operatori del’Asp di Palermo stanno cercando di risalire a tutti i contatti avuti dalla donna, dai passeggeri dei due voli al personale di terra negli aeroporti, fino alle persone che la donna ha incontrato appena arrivata a Palermo. Continua dopo la foto







Una notizia che arriva a poco dalle parole virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di AtlantaSiamo al 52esimo giorno consecutivo di calo dei ricoveri in terapia intensiva per Covid-19 in Italia, da 553 a 541, e siamo ormai al 13.26% del picco”. Inoltre, a 22 giorni di distanza “dalla riapertura del 4 maggio, non ci sono segni di ritorno di fiamma del coronavirus”. Continua dopo la foto



 


Dal ‘contatore’ delle terapie intensive arrivano i dati più incoraggianti, anche se “come mi fanno notare i colleghi intensivisti – evidenzia – è possibile che la fase finale di questo declino sia lenta se le degenze residuali sono lunghe. Scende anche il numero dei ricoveri totali e dei casi attivi (da 55.695 a 55.300, quindi di altre 1.395 unità)”. E pure guardando fuori dai confini nazionali la situazione appare incoraggiante per Silvestri, che attacca: “Ho la vaga sensazione che il mestiere del catastrofista stia diventando faticoso”.

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