Coronavirus, mai così poche vittime dall’inizio del lockdown


Scende ancora il numero quotidiano delle vittime, oggi 145, un nuovo minimo rispetto all’inizio del lockdown e il numero degli attualmente positivi cala sotto la soglia dei 70mila (non succedeva dal 28 marzo). Sono dati positivi quelli diffusi oggi sul’andamento dell’epidemia di coronavirus. Il rapporto tra casi individuati e test a un nuovo minimo, l’1,1%, un caso ogni 89 tamponi. All’inizio dell’epidemia è stato al 33%, uno su tre. I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile riportano un calo delle persone ricoverate. In terapia intensiva si trovano oggi 762 persone, 13 meno di ieri. Sono ancora ricoverate con sintomi 10311 persone, 89 meno di ieri. In isolamento domiciliare 57278 persone (1734 rispetto a ieri).

Il calo dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 1836 unità (ieri erano stati 1883) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 675 (ieri 875). Intanto, nelle scorse ore, il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco è intervenuto sulla questione sollevata da Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis 118 che rilevava il casi di alcuni tamponi negativi con sintomi compatibili con il coronavirus. “Abbiamo evidenziato questo fenomeno anche in uno studio di cui sono il coautore, pubblicato su ‘Radiology’ e condotto a Codogno – ricorda il virologo – che ha messo in luce la presenza di polmoniti in pazienti asintomatici o paucisintomatici. Ebbene, questo ci dice che il valore del tampone deve essere esaminato”. Continua dopo la foto








La negatività di questi pazienti simil- coronavirus al tampone, aggiunge Pregliasco, “potrebbe essere legata al fatto che questo esame è stato fatto troppo in anticipo, o alla presenza di falsi negativi. In ogni caso ogni sintomatologia che in qualche modo può ricordare il coronavirus deve essere sorvegliata e indagata: abbiamo visto infatti che la strumentazione diagnostica può evidenziare anche seri problemi in pazienti che all’apparenza non hanno sintomi, o li hanno solo sfumati”. Continua dopo la foto






Dal 18 maggio “sarà ‘liberi tutti’, anche in regioni come la Lombardia dove ancora i numeri sono a tre cifre. Ebbene, direi che si è fatto un compromesso tra salute ed economia; la voglia di riaperture era talmente forte che si è optato per questa via. Ora il monito agli italiani è quello di non pensare che ci siamo liberati anche del coronavirus: manteniamo distanziamento sociale e mascherine, perché il nemico è ancora fra noi”, dice Pregliasco, che non manca però di sottolineare alcuni elementi positivi: “I dati ci dicono che la situazione nel Paese è buona, e non si è alterata più di tanto dopo le prime riaperture”. Continua dopo la foto



 


“Anche in Lombardia i casi sono numerosi perché si fanno molti più tamponi di prima: si sta facendo luce su casi ‘vecchi’, che stanno emergendo. La situazione delle strutture sanitarie ci dice che la pressione è diminuita, e questa è un premessa positiva. Certo, è bene non abbassare la guardia”, ammonisce. Quando al rebus delle distanze da mantenere per ‘allontanare’ il rischio di contagio, che sembra dividere anche gli esperti, Pregliasco precisa: “Un metro è il minimo, e molto dipende dal trovarsi al chiuso o in spazi aperti. In ogni caso – conclude – meglio un’indicazione che si può osservare, piuttosto che una impraticabile”.

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