Silvia Romano, i carabinieri del Ros nella sede della sua ex Ong. Cosa sta succedendo


Blitz nella sede della Onlus Africa Milele, quelle per cui la cooperante Silvia Romano si trovava in Africa al momento del rapimento. La giovane è stata liberata sabato 9 maggio dopo un anno e mezzo di prigionia; domenica 10 è tornata in Italia con un volo dell’Aise. Silvia Romano era ancora nelle mani di Al Shabab, gruppo terrorista somalo affiliato ad al Qaeda, quando la notte tra venerdì 8 e sabato 9 maggio è scattata l’operazione dell’Aise a 30 chilometri da Mogadiscio in una zona ridotta in condizioni estreme per le alluvioni.

Poi la liberazione, la notte in sicurezza in un compound delle forze internazionali e la notizia diffusa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con un tweet: “Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia”. (Continua a leggere dopo la foto)








La mattina di venerdì 15 maggio, è iniziata la perquisizione da parte dei carabinieri del Ros nella sede della onlus Africa Milele, a Fano, nell’inchiesta della procura di Roma, a carico di ignoti, sul sequestro di Silvia Romano. La onlus è quella per cui Silvia ha lavorato in Africa. La notizia è stata anticipata dal Tg3 e poi confermata all’Agi fa fonti investigative. (Continua a leggere dopo la foto)






Come scrive La Repubblica “Da quanto si apprende, la Procura di Roma ha acquisito documenti relativi alle attività della associazione e materiale informatico: i carabinieri avrebbero copiato alcuni hard disk e il contenuto dei telefoni. Si tratta di un controllo anche per verificare le condizioni di sicurezza in cui si trovava la giovane volontaria al momento del rapimento, avvenuto in Kenya il 20 novembre 2018”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Intanto è stata aperta un’inchiesta che, attualmente, è a carico di ignoti per le minacce arrivate alla giovane cooperante convertita all’Islam. Post, tweet, ma anche lettere e volantini con esplicite minacce di morte, trovati vicino casa. Nei prossimi giorni la giovane tornerà davanti al pm e le verranno sottoposti i messaggi raccolti per capire se le intimidazioni provengano da qualcuno che conosce e se nascondono altri significati.

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