Fase 2: cene, uscite e vita sociale? Il ministro Boccia: “Cosa cambia dal 4 maggio”


La riapertura graduale dell’Italia, prevista dopo il 3 maggio, sembra essere quasi del tutto delineata. L’Italia è pronta per riprendere i suoi ritmi? Tutto si prefigura come un vero e proprio percorso a ‘tappe’ che continuerà a richiedere prudenza, rispondendo a precise linee guida ministeriali. È stato intervistato su Repubblica il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha così fatto chiarezza su alcuni aspetti imprescindibili, definendo il mese di maggio come “mese di sacrifici sociali”.

Così ha definito il mese che vedrà attivarsi la ‘macchina’ di una seconda fase dell’emergenza sanitaria. Vita sociale? Ancora qualche sacrificio. “Le linee guida saranno valide per tutti. Se qualche Regione, nell’ambito della sua discrezionalità sul territorio, vorrà imporre criteri più restrittivi, ad esempio l’istituzione di una zona rossa per stroncare un nuovo focolaio, potrà farlo”. Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia prosegue così sulla questione che riguarda più da vicino le autocertificazioni, aspetto molto importante per i cittadini in procinto di riprendere in mano i quotidiani spostamenti, soprattutto lavorativi. (Continua a leggere dopo la foto).








“Non è stata presa alcuna decisione, lo stabilirà come sempre il cdm. Dal 4 maggio non c’è il ritorno al passato, perché il nostro passato, finché esiste il virus, non tornerà. La nuova normalità prevede ancora tanta pazienza, autocertificazione compresa. Chi non rientra nelle categorie che ripartono è ancora a rischio contagio”. Il ministro esorta alla prudenza, e dedica anche alcune riflessioni su quanto fatto fino ad ora. (Continua a leggere dopo la foto).






“Uno studio dell’Imperial College di Londra dice che senza gli interventi del governo, e quindi anche la chiusura immediata delle scuole, l’Italia avrebbe avuto 40mila morti in più. Basta, non dico altro. La scuola sta continuando. Straordinari gli insegnanti, i ragazzi e le famiglie, catapultati in una tragedia biblica. I genitori che non possono accudire i figli saranno oggetto dei prossimi confronti con le Regioni”. Poi le parole del ministro invitano ancora a fare qualche sacrificio per quanto concerne la vita sociale: “ci vuole molta cautela”.  Infatti, “la cosa importante non è riaprire prima, ma riaprire bene, con linee guida valide per tutti, anche se alcune Regioni che vorranno applicare regole più rigide, ad esempio per stroncare un nuovo focolaio, potranno farlo“. (Continua a leggere dopo la foto).



“Interverremo e aiuteremo. Ma non possiamo riaprire le scuole non in sicurezza perché non si sa dove mandare i bambini. È un problema grave, ma si affronta diversamente”. E ancora: “Maggio dev’essere ancora un mese di sacrifici sociali. Non è il momento di organizzare cene numerose”, per poi specificare quanto sarà importante tutelare soprattutto le categorie di cittadini a rischio: “Gli anziani dovranno essere ancora più protetti per impedire che ci sia una seconda ondata. Con la Protezione civile stiamo studiando una chiamata su base volontaria anche dei ragazzi che prenderanno la Maturità e che potrebbero essere arruolati per i servizi essenziali nelle loro città, ad esempio la consegna della spesa o i servizi agli anziani. Naturalmente con un inquadramento che li faccia sentire coinvolti in quest’operazione di rinascita. Lo stiamo studiando”.

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