Prestiti: chi è in difficoltà con il lavoro non pagherà rate. Ecco come e quando


Una moratoria Covid-19 per il credito ai consumatori, pubblicata da Assofin, che darà ossigeno a molte famiglie, permettendo loro la sospensione di prestiti e finanziamenti superiori a mille euro. L’iniziativa è arrivata dopo la richiesta dei consumatori che a causa dell’emergenza coronavirus rischiano il default. Molte famiglie, infatti, sono senza lavoro e ora hanno difficoltà a pagare le rate dell’auto o di una cucina acquistata prima che scoppiasse la pandemia. Per ottenere la sospensione basterà fare richiesta scritta alla propria finanziaria, anche con una semplice email.

La sospensione, scrive Assofin, “comporterà un prolungamento del periodo di ammortamento corrispondente alla sospensione concordata. Al cliente non verranno addebitati oneri o costi relativi all’espletamento delle procedure necessarie per l’attivazione della sospensione”. Chi decide di sospendere l’intera rata, alla fine dei sei mesi dovrà pagare qualche euro in più. In pratica dovrà versare all’istituto di credito gli interessi sugli interessi non pagati. (Continua a leggere dopo la foto)









Chi sono i beneficiari – I titolari di contratti di credito ai consumatori che, come effetto dell’emergenza Covid-19, a partire da una data successiva al 21 febbraio 2020 e sino alla data ultima del 30 giugno 2020 indicata dall’EBA nelle sue Linee Guida del 2 aprile 2020, si trovino in una situazione di temporanea difficoltà economica dovuta a:

1. Cessazione del rapporto di lavoro subordinato (ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione); (Continua a leggere dopo la foto)






Come scrive Repubblica, “Per questo il consiglio è quello di sospendere solo la quota capitale, che rappresenta la fetta più grande della rata mensile, continuando a pagare regolarmente poche decine di euro di interessi” spiega Stefano Cherti, responsabile banche e assicurazioni di Unione nazionale consumatori.

2. Cessazione dei rapporti di lavoro “atipici” di cui all’articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile (ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa, con attualità dello stato di disoccupazione);

3. Sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni (Cassa Integrazione o altri ammortizzatori sociali); (Continua a leggere dopo la foto)



 

4. I lavoratori autonomi e liberi professionisti che abbiano registrato in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, ovvero nel minor periodo intercorrente tra la data dell’istanza e la predetta data, una riduzione del fatturato superiore al 33% rispetto a quanto fatturato nell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività, operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus. Tale riduzione dovrà essere autocertificata con le modalità previste dalla legge.

5. gli eredi che presentino le caratteristiche dianzi elencate di soggetti deceduti che avessero stipulato contratti non assistiti da polizza di protezione del credito che preveda il pagamento di un indennizzo pari al capitale residuo.

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