Uccide la moglie con un colpo di fucile in testa: è l’ennesimo femminicidio


“Ho ucciso mia moglie per gelosia”. Tragedia alle porte di Milano. Con queste parole un uomo si è presentato nella notte alla caserma di Cassano d’Adda. I militari sono andati sul posto, ad Albignano, frazione di Trucazzano, e nel frattempo hanno anche allertato il 118. Per la donna, di 47 anni, non c’è stato nulla da fare: era già morta.

L’uomo l’ha uccisa con un colpo di fucile a pompa alla testa. Il cadavere della donna era riverso sul letto, il fucile a pompa calibro 12 era sul posto. La relazione fra i due andava avanti da nove anni. Al momento l’uomo si trova in caserma per l’interrogatorio da parte del pm di turno. La violenza contro le donne non viene fermata dall’epidemia ma il “coronavirus” sta sostituendo altri termini nelle narrazioni tossiche sulla violenza: sono cambiate le parole ma il risultato è lo stesso perché si dimenticano assorbite da una cortina di nebbia di facili risposte, tutte le domande che chi fa informazione dovrebbe farsi sulle cause della violenza. Continua dopo la foto









Nel sommario dell’articolo sul femminicidio di Lorena (“Messina, strangola la compagna e chiama i carabinieri”) si riporta il commento del Rettore dell’Università di Messina che dichiara “si è trattato del dramma della convivenza forzata“. Così la “convivenza forzata” a causa della quarantena per il coronavirus, si sta sostituendo negli articoli al “raptus”, al “dramma della gelosia”, “ai fantasmi del tradimento”, “all’elevato tasso della gelosia”, “alla disoccupazione”, “alla separazione”, “alla causa per l’affidamento dei figli”, “all’abbandono”, “alla depressione”, “alla paura dell’abbandono” eccetera eccetera eccetera. Continua dopo la foto







Sul sito blasting news la frase “dramma della convivenza forzata” si trova nel titolo ma anche in un paragrafo dell’articolo e a sostegno della tesi dell’improvvisa violenza causata dalla “convivenza forzata” ci sono le interviste di amici che raccontano di una relazione serena. Ogni volta nelle formazioni che svolgo per l’ordine dei giornalisti invito alla riflessione evitando di raccontare la realtà di una relazione sulla base di opinioni di amici, vicini di casa, familiari senza fare approfondimenti perché la violenza non capita improvvisamente. Continua dopo la foto



 


Il coronavirus non ha cambiato la violenza contro le donne nelle relazioni di intimità, la convivenza forzata può solo accelerare e far scattare aggressioni più frequentemente o violentemente, come avviene per esempio durante la festività o i weekend, ma ciò avviene per mano di uomini che sono violenti, che mettono in atto un controllo e un dominio nella relazione perché hanno introiettato profondamente una gerarchia di ruoli che vede la donna subordinata nella relazione, qualcosa che è invisibile anche agli occhi di chi amici, parenti o familiari.

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