Coronavirus, come sarà la riapertura nella fase 2. E c’è qualcuno che rischia di più


Il lockdown imposto dal coronavirus dovrebbe finire il 4 maggio. Ma sarà davvero così? Se lo chiedono in tanti. Ancora non si sa, visto che in questo periodo è tutto in divenire e tutto cambia alla velocità della luce. Intanto, però, il Governo sta studiando la ripartenza: come, cosa, quando. La fase due dell’emergenza deve essere definita, ma sono tanti i nuovi elementi che emergono in queste ore. In tanti, per esempio, si chiedono come funzionerà la ripresa delle attività produttive.

Intanto circolano ipotesi riguardo gli spostamenti: sembra che saranno limitati per gli over 70 e per gli under 18. Vigerà il divieto di assembramento al chiuso e all’aperto anche per i più giovani. Dovranno essere rispettate le regole di distanziamenti e gli incontri, a quanto pare, saranno permessi solo a poche persone alla volta. Per quel che riguarda le aziende, sembra che alcune potranno aprire già dopo il 25 aprile. I primi settori a ripartire saranno quelli dell’auto e della moda. Continua a leggere dopo la foto








Ma sarà un decreto ministeriale a individuare quali attività ripartiranno prima. Se ne discuterà lunedì 20 aprile in Consiglio dei ministri. In quell’occasione verrà affrontato anche il tema dello sblocco dei cantieri e della ripartenza delle attività a rischio basso. Si parla anche della possibilità di riaprire anche le fabbriche che possono garantire il distanziamento sociale. Il Mise spinge per riprendere con queste attività già il 22 aprile. Ma i sindacati non sono dello stesso parere. Continua a leggere dopo la foto






Ovviamente, quando i negozi e le altre attività potranno riaprire, dovranno seguire delle regole precise. Le sedi, per esempio, andranno pulite per bene due volte al giorno. Ai dipendenti dovranno essere forniti guanti, mascherine e gel disinfettante. Gli ingressi saranno limitati e dovranno essere rispettate le regole di distanziamento. In tanti continueranno a lavorare con lo smartworking. Le aziende dovranno inoltre avere un medico di riferimento interno, qualora non fosse possibile, bisognerà fare riferimento a un medico della Asl. Continua a leggere dopo la foto



 


Ma quali sono le classi di lavoratori più a rischio? Alcuni settori, come l’agricoltura, la pesca, l’industria manifatturiera, l’editoria, le agenzie di viaggio e le biblioteche sono considerati a basso rischio. Rischio medio per la ristorazione e le attività sportive, per i trasporti e per la scuola. Resta alto, invece, il rischio per il trasporto aereo, l’assistenza sociale e l’assistenza sanitaria.

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