Coronavirus, ancora troppi morti. Ma ricoveri in terapia intensiva al minimo


Sono 1189 i positivi al coronavirus nel bollettino giornaliero della protezione civile. Angelo Borrelli ha snocciolato i dati nella conferenza stampa delle ore 18. Il totale dei positivi al Covid-19 dall’inizio dell’emergenza  è di 106.607 , con un incremento nelle ultime ore di 1189.  Prosegue il calo della pressione negli ospedali italiani. “Ci sono 2936 pazienti ricoverati in terapia intensiva – ha detto Borrelli – 7143 in meno rispetto a ieri. Si tratta del 3% del totale dei positivi”.

Per il capo della Protezione civile si tratta del dato più basso rispetto al dato del 31 marzo, una diminuzione della pressione degli ospedali che fa tirare un sospiro di sollievo.  I ricoverati con sintomi sono 26mila (meno 750 rispetto al 15 aprile), mentre in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi si trovano 76778 persone, pari al 72% del totale dei pazienti positivi”. Il numero dei decessi è sempre alto, ma oggi si registra un dato minore ai 600 dei giorni scorsi: da ieri sono morte 525 persone. “Un dato importante è quello dei tamponi eseguiti – ha spiegato Borrelli – che è di 61mila”.  (Continua a leggere dopo la foto)








Intanto la Regione Lombardia ha previsto la riapertura della attività produttive in Lombardia dal 4 maggio con distanza di sicurezza tra le persone e l’obbligo di mascherine. Una nota ha spiegato che “sarà accompagnata da un piano per riaprire in orario scaglionato uffici e aziende e, successivamente, scuole e università”. “Un esempio della ‘nuova normalità’ saranno le aperture delle attività scaglionate e sull’arco di tutta la settimana per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici”, spiega ancora la Regione che “guarda avanti e progetta la ‘nuova normalità’ all’insegna della prevenzione, della cura e della programmazione”. (Continua a leggere dopo la foto)






Dal 4 maggio, la Regione chiederà quindi al Governo di “dare il via libera alle attività produttive nel rispetto delle ‘quattro D’. Ovvero Distanza (un metro di sicurezza tra le persone), Dispositivi (ovvero obbligo di mascherina per tutti), Digitalizzazione (obbligo di smart working per le attività che lo possono prevedere) e Diagnosi, visto che dal 21 aprile inizieranno i test sierologici in collaborazione con il San Matteo di Pavia. La richiesta della regione Lombardia ha preso in contropiede il Governo, che tramite Il viceministro al Mise bolla la scelta come ‘’un errore’’. (Continua a leggere dopo la foto)



 

“Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e invece oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati – di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza”, iha spiegato Buffagni.  Ieri sera, però, lo stesso Fontana ha voluto fare una precisazione: “Noi non ci permettiamo di parlare di attività produttive, che sono competenza del Governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il Governo”.

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