“Un miracolo, non c’è altra spiegazione”. Alla nascita questa bambina pesava soltanto 350 grammi tanto da chiamarla ‘bimba piuma’. I medici temevano il peggio, ma nella storia della piccola Diana ecco arrivare la svolta


 

Quando era nata, due anni fa, il suo intero corpicino stava tranquillamente dentro una sola mano. Uno dei neonati piuma più piccoli al mondo: 350 grammi e sole 23 settimane passate dentro la pancia della mamma. Le possibilità che crescesse sana e senza alcun disturbo erano “scientificamente quasi nulle”, come avevano spiegato i medici ai parenti. Oggi, invece, Diana Scoranno sta bene, Corre, mangia e gioca. A riportare la storia di questa bambina nata in Italia da mamma peruviana e papà milanese è il Corriere della Sera. Lei, la piccola, spiega di essere riuscita a crescere “grazie al mio nonno” con il quale oggi scherza continuamente. A due anni e mezzo, secondo gli ultimi test medici cui si è sottoposta, Diana è persino più intelligente rispetto alla media dei bambini della sua età e non ha sviluppato a distanza alcuna patologia. “Un caso di rilevanza europea se non mondiale – dice il Massimo Agosti, primario all’ospedale Filippo del Ponte di Varese che l’ha curata nei tre mesi di incubatrice – Quando è nata pesava il 10 per cento di un neonato nella norma, aveva problemi polmonari, vascolari, ematologici, infettivi e agli occhi. Superati tutti”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Nata il primo febbraio 2014, è stata dimessa il 16 maggio. “I primi tempi non facevamo neanche foto per scaramanzia. Ma dalla prima volta che ha cercato di succhiare il latte, arrabbiandosi perché non ce la faceva, ho capito di che tempra era fatta” racconta Ochana, la mamma. Il 1 marzo 2014 le hanno tolto i tubicini del respiratori e i polmoni hanno continuato da soli: l’equipe medica era tutta lì, col fiato sospeso. (Continua a leggere dopo la foto)


 


 

“Non so dire se sia stata una coincidenza, un miracolo, una cura o semplicemente un destino – dice il nonno – A noi è andata così, e ringraziamo tutti”. L’equipe medica ancora stenta a crederci, tutti ricordano la caparbietà di quella mamma: “Le cantava le ninna nanne notte e giorno, nei tre mesi di incubatrice” sottolinea la neuropsichiatra Grazia Soldati.

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