Gemiti, urla di piacere nel tribunale di Milano. È proprio in quel momento che il magistrato ha bisogno di fare pipì, apre la porta e… che arringa! Cosa trova in quel bagno.


 

Sarà stata l’atmosfera natalizia, o il fatto che le grigie buie e scure aule del tribunale di Milano fossero vuote come la cassetta delle elemosine di fra Tuck, oppure, improvviso come una saetta, un desiderio che neppure un’autocisterna era in grado di spegnere si era impadronito di loro. Sta di fatto che loro, marito e moglie, entrambi avvocati, hanno deciso di approfittare delle situazione e concedersi qualche ora di svago. D’altronde, il diritto, diciamolo ha lo stesso sex appeal di una cariatide, o di un’arpia simile a quella che Giasone incontrò nella Colchide nel suo viaggio per conquistare il vello d’oro. Tutto sembrava perfetto, fino a quando (perché il guasta feste di turno c’è sempre) un magistrato che passava per caso nella toilette del quarto piano – non è ben chiaro se per piacere o per dovere -, li ha beccati in flagranza di reato. E fedele al suo ruolo istituzionale ha avvertito un maresciallo dei carabinieri che che passava da quelle parti. E quello ha pensato bene di vederci più chiaro tentando di forzare la porta chiusa dall’interno e poi bussando ripetutamente. (Continua dopo la foto)



“Occupato, occupato!” hanno provato a difendersi i due avvocati déshabillé, che ci hanno messo non poco a rendersi presentabili prima di uscire e di imbattersi nella presenza inevitabile del maresciallo. Che lì per lì, forse con una punta di divertito sadismo, ha pensato bene di identificare la coppia: “Documenti per favore…”. È in quel momento che dev’essere scattato il panico, nel bagno silenzioso. E la sensazione di pericolo toglie lucidità: così sono saltate fuori spiegazioni imbarazzanti quasi quanto la situazione in sé.

(continua dopo le foto)


 


 

 

“Mia moglie si è sentita male e stavo cercando di aiutarla..”. (Ovviamente dopo essersi tolto le scarpe, si è dimenticato di aggiungere lui). E lei:”Ho qui un certificato medico, vede, soffro di attacchi di nausea…”. (Più facili da contrastare, come si sa, senza vestiti addosso). Persino il carabiniere, scrive il Giorno, a quel punto, deve aver avuto pietà dei due professionisti travolti da insolita passione. E chissà se poi quelli si saranno dati appuntamento in qualche anfratto più tranquillo, magari sempre nel Palazzaccio. Qualche anno fa, il figlio ragazzino di un giudice salì per gioco le scale oltre il settimo piano verso la soffitta e si imbattè, casualmente, in una “stanza dell’amore”. Quella volta, dentro c’erano due cancellieri.

“Ha acceso lo stereo, ci siamo sdraiati e abbiamo fatto sesso. Una volta, poi un’altra. La tripletta, però, non gli è riuscita”. Il racconto dettagliato e molto hot di quella notte memorabile sta surriscaldando il web