Coronavirus, tornano a crescere i contagi ma cala il numero dei morti


Salgono a 21.645 i morti in Italia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile nelle ultime 24 ore hanno perso la vita altre 578 persone. I casi attualmente positivi sono 105.418, con un aumento di 1.127 unità rispetto a ieri. Calano però le persone ricoverate con sintomi (368 in meno rispetto a ieri per un totale di 27.643) e quelle in terapia intensiva (-107 per un totale di 3.079). In isolamento domiciliare si trovano 74.696 persone. I guariti sono in tutto 38.092, di cui 962 nelle ultime 24 ore. I casi totali dall’inizio dell’emergenza sono 165.155. In tutto, sono stati eseguiti 1.117.404 tamponi.

Intanto la ricerca avanza e il coronavirus si svela ogni giorno un po’ di più. A favorire la diffusione di Sars-CoV-2 potrebbe aver contribuito il fatto che i pazienti possono iniziare a trasmettere il coronavirus 2-3 giorni prima della comparsa dei sintomi.Insomma, si è già contagiosi quando ancora non si sta male, e magari ci si muove liberamente e senza troppe precauzioni. Lo suggerisce uno studio di modellizzazione pubblicato su ‘Nature Medicine’ dal team di Eric Lau dell’Università di Hong Kong, Centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’epidemiologia e il controllo delle malattie infettive. Continua dopo la foto









Diversi fattori possono influenzare l’efficacia delle misure di controllo mirate a prevenire la diffusione di Sars-CoV-2. Tra questi, il tempo trascorso tra i casi successivi in una catena di trasmissione (intervallo seriale) e il periodo che intercorre tra l’esposizione a un’infezione e la comparsa di sintomi (periodo di incubazione). Se l’intervallo seriale è più breve del periodo di incubazione, ciò indica che la trasmissione potrebbe essere avvenuta prima della manifestazione di sintomi evidenti. Continua dopo la foto






Di conseguenza, le misure che scattano nel momento in cui compaiono i sintomi possono avere un effetto ridotto nel riuscire a controllare la diffusione del virus. Eric Lau e i suoi colleghi hanno studiato i modelli temporali della diffusione virale in 94 pazienti con Covid-19 ricoverati al Guangzhou Eighth People’s Hospital in Cina. I tamponi della gola sono stati raccolti da quando i sintomi sono comparsi per la prima volta in questi pazienti fino a 32 giorni dopo. Continua dopo la foto



 


In totale, sono stati analizzati 414 tamponi, così i ricercatori hanno scoperto che i pazienti presentavano la più alta carica virale all’inizio dei sintomi. Separatamente, gli studiosi hanno modellato i profili di infettività di Covid-19 da un diverso campione di 77 ‘coppie di trasmissione’ a partire da dati pubblici. Ciascuna coppia comprendeva due pazienti con Covid-19 e un chiaro legame epidemiologico, con uno dei due che aveva elevate probabilità di aver infettato l’altro. Da questo modello gli studiosi hanno dedotto che la contagiosità è iniziata in media circa 2 giorni e mezzo prima della comparsa dei sintomi e ha raggiunto il picco 0,7 giorni prima della loro manifestazione. Secondo le stime dei ricercatori, ben il 44% dei casi secondari è stato infettato durante la fase pre-sintomatica. Infine la contagiosità si è ridotta rapidamente entro 7 giorni. Pur evidenziando alcuni limiti della ricerca, perché gli stessi autori ammettono che potrebbe esserci un ritardo nel riconoscimento dei primi sintomi, lo studio mette in luce un periodo ‘finestra’ in cui un paziente è già contagioso pur senza sapere di essere malato.

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