“Un altro indagato”. Colpo di scena nel delitto di Garlasco. A un anno dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, spunta un altro nome che potrebbe stravolgere tutto ancora una volta: chi è e come l’hanno incastrato. Tutti gli aggiornamenti sull’omicidio


 

Garlasco, aperta una seconda inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. È quanto si legge sul Corriere della Sera che, lunedì scorso, aveva anticipato che i frammenti di Dna trovati sotto le unghie della vittima non appartengono ad Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato definitivamente a 16 anni di reclusione e detenuto dallo scorso dicembre nel carcere di Bollate. Il profilo genetico apparterrebbe infatti a un amico di Marco, il fratello di Chiara, che frequentava l’abitazione al civico 8 di via Pascoli e si muoveva spesso in bicicletta. Adesso, si legge sul Corriere, al termine dell’indagine difensiva dei legali dello studio Giarda, che assistono la famiglia Stasi, insieme a una società di investigazioni, la Procura di Pavia ha aperto una seconda inchiesta. Accogliendo l’esposto della mamma di Alberto, Elisabetta Ligabò, e iscrivendo nel registro degli indagati quel giovane, all’epoca appena maggiorenne. Da sospettato a indagato, quindi, l’amico del fratello della giovane. Anche perché, prosegue sempre il CorSera, non ci sarebbe soltanto la prova del dna a incastrarlo, prova che la polizia giudiziaria ora dovrà ripetere. (Continua a leggere dopo la foto)



Una prova che è una conseguenza del prelievo di campioni del giovane attraverso un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua poi analizzati da un noto genetista che ha definito i risultati inequivocabili. Stasi, prima della condanna definitiva, era stato assolto due volte. Il giovane amico del fratello di Chiara, riporta sempre il quotidiano, ha lo stesso numero di scarpa (misura tra il 42 e il 42,5) dell’impronta rinvenuta sul pavimento insanguinato di Garlasco. Come detto, girava a bordo di una bicicletta e, si ricorderà, due testimoni avevano notato all’esterno della villetta proprio una bicicletta (da donna) nel periodo compreso tra le 9.23 e le 10.20 di quel maledetto 13 agosto. Chiara è stata assassinata tra le 9.12 e le 9.35. In una fascia oraria, quindi, che ancora vedeva Stasi a casa Poggi, intento a scrivere al pc. E fu proprio lui, alle 13.50, a scoprire il cadavere della ex e a chiamare i soccorsi. La vittima era in pigiama e venne uccisa vicino alle scale con un’arma rimasta avvolta nel mistero.

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Ma, si diceva, non ci sarebbe solo la prova del dna a incastrare l’amico del fratello di Chiara, ora indagato. Quest’ultimo, infatti, era già stato interrogato dai carabinieri: una prima volta pochi giorni dopo il delitto e una seconda l’anno seguente. Stando a fonti investigative sentite dal Corriere, riesaminando l’alibi che il ragazzo fornì e che a quel tempo fu considerato solido, adesso vacillerebbe. In poche parole avrebbe mentito sui propri movimenti, convinto di non essere scoperto. Chi ha letto le carte, ha parlato di verifiche che nell’immediatezza dell’omicidio andavano eseguite e che invece erano mancate. Sia gli avvocati dei Poggi sia altri professionisti esterni all’inchiesta hanno contestato sin da subito queste clamorose novità clamorose dell’indagine difensiva.

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