Choc a Milano. Preso e ucciso l’attentatore di Berlino. Colpito un nostro poliziotto. Una scena da film, poi quelle terribili parole poco prima di morire. Dov’era, come lo hanno fermato e tutti i dettagli


 

Anis Amri, il tunisino sospettato della strage di Berlino, è stato ucciso questa notte in un conflitto a fuoco con la polizia durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S.Giovanni. E’ successo alle tre di notte in piazza I Maggio, fuori dalla stazione di Sesto. Un uomo è morto – centrato dai proiettili della polizia – dopo aver urlato “Allah Akbar” e aver sparato a due agenti che gli chiedevano di mostrar loro i documenti. Ma il giovane dal suo zaino ha estratto all’improvviso una pistola, una calibro 22 e ha colpito un poliziotto ferendolo alla spalla. Dopo averlo centrato alla spalla si è nascosto dietro un’auto. Gli agenti hanno quindi risposto al fuoco, uccidendo il terrorista. L’agente è stato ricoverato in ospedale, il San Gerardo di Monza e non sembra in pericolo di vita.  Il tunisino era arrivato nel 2011 a Lampedusa poi era stato trasferito a Belpasso: in entrambi i centri di accoglienza si era fatto notare per aver appiccato dei roghi. Ed era finito così in carcere per danneggiamenti, incendio, lesioni e minacce. Da Catania ad Enna. Da Sciacca ad Agrigento. Dal Pagliarelli all’Ucciardone di Palermo. Per quattro anni di fila, i quattro anni della condanna, ogni volta confermando comportamenti sospetti. A partire dalla minaccia a un detenuto di Agrigento, “vessato perché cristiano”, come rivelò di essersi sentito dire: “Ti taglio la testa”. (Continua dopo la foto)

Il riconoscimento del cadavere è avvenuto grazie ai dati della misura del volto e al successivo rilievo delle impronte digitali. Sul corpo di Anis è stato trovato un biglietto del treno che può aiutare a ricostruire gli spostamenti dell’attentatore di Berlino: avrebbe preso un treno che da Chambery in Francia, passando da Torino, lo avrebbe poi portato a Milano. Alla stazione centrale sarebbe arrivato all’una di notte, dunque due ore prima che i poliziotti italiani lo fermassero.

(Continua dopo la foto e il video)

 

Il caso è in mano al responsabile del pool antiterrorismo Alberto Nobili. Una conclusione veloce, quasi in antitesi con quella di Salah Abdeslam, ovvero il principale ricercato per gli attentati di Parigi del 13 novembre. In quel caso il terrorista aveva sì lasciato di corsa la capitale francese, ma si era rifugiato insieme a un altro ricercato con lievi lesioni, anche lui fermato dagli agenti, in un edificio di proprietà del comune di Molenbeek, il quartiere della capitale belga dal quale Salah aveva ideato l’attacco a Parigi.

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