Coronavirus, l’effetto contagio di un colpo di tosse e uno starnuto al supermercato


Convivere con il coronavirus significa anche sapersi difendere. Dopo il distanziamento sociale, e l’uso delle mascherine, ecco che una ricerca dell’università di Helsinki rivela un nuovo comportamento del virus. Gli studi pubblicati sul sito dell’ateneo rivelano infatti che che, in caso di tosse o starnuti, le particelle che contengono il virus possono rimanere nell’aria molto più a lungo di quanto si potesse immaginare all’inizio. C’è quindi un alto rischio di infezione ‘droplet’, che è la modalità principale di diffusione del virus del Covid-19. Lo riporta anche il Daily Mail.

Nell’animazione in 3D, è stato ricostruito il potenziale di diffusione del virus: in pochi minuti, le particelle possono spostarsi attraverso le corsie di un supermercato, con il rischio di infettare altre persone. Secondo lo studio, nei supermercati o in altri luoghi al chiuso ma accessibili, c’è anche il rischio che l’effetto ‘droplet’ possa essere potenziato dalla ventilazione interna delle strutture. Continua dopo la foto








“I rischi di contagio sono concreti e alla luce di questo studio dobbiamo ribadirlo: è necessario restare in casa e uscire per fare la spesa il meno possibile. Uno o due metri di distanza di sicurezza tra le persone potrebbero anche non bastare”, ha spiegato il coordinatore dello studio, il professor Ville Vuorinen. Ciò mentre, secondo , secondo un’indagine condotta dai medici di famiglia che l’Adnkronos Salute ha potuto visionare, si scopre che il numero di contagiati dal coronavirus a Milano potrebbe essere 9 volte più alto. Continua dopo la foto






Si salirebbe da una percentuale di infettati rilevata dalle statistiche ufficiali che a marzo – nel periodo preso in considerazione dall’indagine – era pari allo 0,17% della popolazione della metropoli, fino all’1,5% che emerge dalle osservazioni raccolte dai camici bianchi di fiducia sui loro assistiti. A prendere l’iniziativa di approfondire il nodo dei numeri reali – tanto dibattuto – è stato il medico di famiglia Irven Mussi, che ha deciso di inviare un breve questionario ai colleghi, con l’obiettivo di fotografare la situazione del capoluogo lombardo e provincia. Continua dopo la foto



 


A muoverlo il fatto che “in Lombardia i tamponi nasofaringei per la ricerca di Covid-19 vengono eseguiti su pazienti ricoverati o che afferiscono al pronto soccorso oppure in situazioni particolari (calciatori, cliniche e così via) – dice Mussi – Sul territorio non sono stati eseguiti tamponi, nemmeno a pazienti fortemente sospetti per coronavirus”. Quindi, ragiona, “tutti i dati sul numero dei colpiti dall’epidemia di Covid-19 in regione si riferiscono a pazienti gravi, per i quali c’è stato un accesso agli ospedali. In realtà la maggior parte dei pazienti non presentano, per fortuna, situazioni cliniche così drammatiche da richiedere il ricovero. E questi non risultano in nessun report ufficiale”.

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