Coronavirus, Galli: “Riapertura? La ricaduta sarebbe pensantissima”


“I segnali di diminuzione del contagio ci sono, teniamoceli cari e stretti sperando che si confermino. Quindi, cauto ottimismo”. Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è stato ospite di ‘Circo Massimo’ su Radio Capital e ha cercato di tirare le somme dell’epidemia da coronavirus che ha colpito l’Italia.

Gli ultimi dati sono ottimisti. Mercoledì 8 aprile, il bollettino della Protezione civile ha confermato gli aspetti positivi degli ultimi giorni: sono calati i malati ricoverati, anche quelli in terapia intensiva per il 5° giorno di seguito, sono aumentati anche i guariti in maniera netta (si tratta di un numero record), ed è calato il numero di nuovi casi rilevati in rapporto al numero di tamponi. (Continua a leggere dopo la foto)









“I guariti degli ultimi 10 giorni sono pari al 50 per cento del totale da inizio epidemia” ha osservato il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli, durante la conferenza stampa delle ore 18. In un’intervista alla Bbc, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che l’allentamento delle misure restrittive deve essere fatto “gradualmente”, ma “probabilmente”, se gli scienziati lo confermeranno, è possibile che in Italia “entro la fine di questo mese” alcune misure possano essere revocate. (Continua a leggere dopo la foto)






Secondo Galli, “è chiaro che bisogna favorire una ripresa, ma farlo in modo anticipato sarebbe un grande danno, rischieremmo di ricadere e la ricaduta diventerebbe pesantissima da gestire”. Per questo per una riapertura “serve cautela”; “programmare è virtuoso e utile”. “Le metodologie per la ripresa vanno pensate ora, e devono avere lo spazio per essere applicate ora”, ha detto ancora Galli. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Per il direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano “i test sierologici sono l’unico strumento che dobbiamo utilizzare senza se e senza ma. Ma è difficile ottenerli, la Cina li produce e ha preso cautele che hanno ritardato l’arrivo di questi test in giro per il mondo”.

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