Grave lutto nel giornalismo italiano. Se ne è andato uno dei più grandi lasciando un grande vuoto


Giornalista e grande firma di Repubblica e l’Espresso, è morto oggi a Roma Alberto Statera, all’età di 69 anni, con alle spalle una carriera giornalistica durata 47 anni. Un grande talento, con una scrittura che gli consentiva di raggiungere semplicemente il cuore della vicenda. Ha esordito nel mondo del giornalismo a soli vent’anni, all’Agenzia Italia. Nei primi anni settanta poi si è formato alla scuola delle firme dell’Espresso: è stato un pilastro del giornale con Eugenio Scalfari e successivamente ha raggiunto il ruolo di caporedattore centrale con il direttore Livio Zanetti. In quegli anni con “Terzo Grado” inventò l’intervista moderna. Iniziò poi a dirigere le varie testate locali del gruppo, per prima La Nuova Sardegna, poi negli anni duemila La Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso e Il Piccolo di Trieste. Dopo varie esperienze diventò anche direttore del settimanale Epoca e di Storia Illustrata, tornando alla Repubblica quando la Mondadori finì nell’orbita della Fininvest. (Continua a leggere dopo la foto)



Passò poi alla Stampa come editorialista, prima con il direttore Paolo Mieli e poi con Ezio Mauro. Nel 1995 tornò nel gruppo Espresso nel Veneto, in seguito nel Friuli-Venezia Giulia e infine a Repubblica, di cui è editorialista. Statera non era un uomo mondano. Conosceva tutti e parlava con tutti senza lasciarsi condizionare da nessuno, il mondo dell’economia e della finanza non avevano segreti per lui. Era un uomo elegante e di piacevole compagnia, ma con un rapporto difficile con la vita.

(Continua a leggere dopo le foto)

 



 

 

Ha sempre vissuto con una malinconia di fondo che lo accompagnava. Molti suoi libri ed articoli hanno lasciato il segno, come “Storie di Preti e di palazzinari” del 1977, “Perché loro- Biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi” del 1985 “Cossiga” sempre nel 1985 e “Prodi” nel 1990, “Il Termitaio – I signori degli appalti che governano l’Italia” del 2009. Oggi diamo il nostro addio al famoso giornalista.

Leggi anche: “È morto un eroe”. Il giornalismo in lutto: se n’è andato su una strada. E proprio una strada lo aveva visto correre per raccontare al mondo, per primo, uno dei fatti più tristi della storia italiana