“Video porno e violenza carnale”. Caso Fortuna Loffredo, nuova testimonianza choc sul terribile omicidio della bimba scaraventata dall’ottavo piano. “Quello che hanno subito le bambine è mostruoso”


 

Il caso della piccola Fortuna Loffredo è uno dei casi più cruenti e tragici della cronaca italiana degli ultimi anni. Il processo, giunto alla quarta udienza, sull’omicidio della bambina di sei anni scaraventata dall’ottavo piano di una palazzina del Parco Verde di Caivano nel giugno del 2014, continua. Per la sua morte sono imputati Raimondo Caputo, detto Titò, considerato autore delle violenze e dell’omicidio della piccola Chicca e Marianna Fabozzi, ex convivente di Caputo, che sarebbe invece colpevole di aver taciuto delle violenze perpetrate dall’uomo non solo sulla piccola vittima ma anche sulle sue tre figlie. Su questa serie di orribili abusi, in particolare riguardo alla figlia di 3 anni e mezzo all’epoca dei fatti, si è incentrata l’udienza, nella quale sono emersi altro particolari scioccanti, che stanno lasciando tutti senza parole. Oggi in aula è stata sentita la testimonianza di Valeria Faiella, la psicologa della casa famiglia “L’isola dei marmocchi” presso la quale sono ospitate le tre bambine da quando è stato commesso il delitto. (Continua a leggere dopo la foto)



La psicologa, riferendosi ai primi giorni di ospitalità, ha raccontato del forte disagio emotivo delle bambine e delle crisi di cui erano preda quando gli operatori cercavano di stabilire un contatto fisico. Ma soprattutto, disegni rappresentati oggetti di forma fallica nei quali Caputo veniva spesso chiamato il “mostro” e i racconti delle violenze che, mano a mano, sono diventati sempre più esplicite: “Caputo aveva la tendenza a strusciarsi sui pupazzi, sedendosi sopra a cavalcioni o contro i bordi del letto. Faceva fare e vedere cose da adulti alle bambine. Ha raccontato di aver visto a casa film in cui una signora si metteva sulle gambe di un uomo e si strusciava, poi ci ha detto di averlo visto fare ai genitori. Poi di averlo subito dal padre”.

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La piccola ha confessato alle operatrici della struttura di aver paura di sua madre – ha detto la psicologa in aula – perché non ha mai fatto niente per impedire gli abusi. “Le tre bimbe – ha concluso la psicologa – erano in condizioni pietose quando sono entrate nella casa famiglia”.  Le rivelazioni dell’udienza odierna contribuiscono a delineare un quadro, se possibile, peggiore di quanto preventivato e si aggiungono a quelle strazianti fatte nella scorsa udienza dal ginecologo che aveva preso parte all’autopsia collegiale sul corpo di Fortuna subito dopo l’omicidio e che aveva dichiarato di aver “riscontrato traumi cronici come ho fatto solo tre volte nella mia carriera”.

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