“Contagi zero, ecco quando ci arriviamo”, la previsione di Giuseppe Remuzzi. Coronavirus, manca tanto


Ma quando finirà questo coronavirus? È quello che ci chiediamo tutti da settimane. Avevamo sperato che finisse tutto in tempi brevi ma ci eravamo illusi. Ora, però, siamo consapevoli che la faccenda durerà ancora a lungo. E anche quando finirà, niente sarà più come prima. Intanto, però, qualche timido segnale positivo è arrivato: negli ultimi giorni sono diminuiti i contagi (in proporzione ai tamponi effettuati), stanno diminuendo i morti e i pazienti ricoverati in terapia intensiva. E questo è buon segno.

“I dati della settimana passata sono decisamente confortanti. L’evoluzione dei contagi sta andando come avevamo pronosticato nello studio pubblicato dalla rivista Lancet – ha spiegato a Libero Giuseppe Remuzzi, capo dell’Istituto farmacologico Mario Negri – tra il 21 febbraio e il 14 marzo c’è stata l’esplosione della malattia, con una crescita esponenziale degli infettati. Trascorsi 20 giorni, le curve che descrivono la crescita dei nuovi infetti hanno cominciato a divergere per stabilizzarsi proprio in questi giorni”. Continua a leggere dopo la foto









E ha aggiunto: “Non abbiamo ancora visto la discesa che presto dovrebbe iniziare, salvo drammatici imprevisti”. Ma dunque quando si arriverà a zero contagi? “A metà maggio si ammalerà il 30% delle persone che contraggono il virus ora. Per la fine di quel mese spero di arrivare a crescita zero”. Insomma, per la fine di maggio, secondo Remuzzi, dovremmo essere “in salvo”. Quindi ne abbiamo ancora… Ma come fa Remuzzi a fare una previsione di questo tipo? Continua a leggere dopo la foto






“Finora posso dire che le nostre previsioni sono state precise. Avevamo previsto che sarebbero stati necessari 4 mila posti in terapia intensiva per la metà di aprile e siamo precisamente a quel punto. A patto, ovviamente, che il virus non dilaghi”. Remuzzi si riferisce al Sud, dove ancora troppa gente è in giro. Giuseppe Remuzzi spera che in Italia a fine maggio si arrivi a zero contagi, come a Wuhan. In Cina, però, hanno chiuso tutto. È quello che dovremmo fare anche noi? Continua a leggere dopo la foto



 

“Meglio chiudere una volta sola che riaprire troppo presto e poi essere costretti a chiudere nuovamente – ha spiegato Remuzzi che ha aggiunto – Comunque quando i numeri iniziano a scendere significativamente si può iniziare a ragionare di una riapertura scaglionata anche perché le case sono spesso il luogo dove si sviluppa il contagio”. Tutto, ribadisce Remuzzi, dipende dai comportamenti individuali.

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