Cinema italiano in lutto. Addio al maestro: ha scritto pagine immortali


Lutto nel mondo del cinema. Carlo Leva, protagonista del cinema italiano del Novecento, scenografo di Sergio Leone, viene a mancare all’età di 90 anni. Originario del Bergamasco, nell’Alessandrino e oltre 150 film messi alla luce grazie all’accesa creatività e devozione per il mestiere. Carlo Leva si è formato a Roma e da lì ha iniziato celebri collaborazioni nel mondo del cinema, accanto ai grandi nomi dei maestri di regia, da Aldrich a Fellini, da Chabrol a Malle.

Carlo Leva era responsabile di settore per la Titanus, la grande casa di produzione italiana. La realizzazione di ben 15 lungometraggi,  a partire dal Dopoguerra per poi coprire tutte le più celebri produzioni cinematografiche del Novecento, Leva esordì con  Gino Brosio, regista torinese, per il film “Sodoma e Gomorra”, datato 1961, titolo che ha permesso a Carlo Leva di avviare un vero e proprio sodalizio con Sergio Leone. (Continua a leggere dopo la foto).








Grandi pellicole indimenticabili come “Per qualche dollaro in più”, “Il buono, il brutto, il cattivo” , “C’era una volta il West”, hanno fatto di Leva uno sceneggiatore di tutta eccellenza e di fama mondiale, fino a divenire il responsabile della Titanus, storica casa di produzione fondata a Napoli da Gustavo Lombardo, che ha permesso a Leva di portare a compimento ben oltre 120 produzioni. Parliamo di “Il tormento e l’estasi” (1965) di Carol Reed, “Il gatto a nove code” (1971) di Dario Argento, “Piedone lo sbirro” (1974) di Steno, solo per citarne alcuni tra i più famosi. (Continua a leggere dopo le foto).








Ma l’artisticità di Carlo Leva si spinse ben oltre, infatti nel Palazzo Marchionale, nel Bergamasco, il Maestro realizzò anche una celebre collezione di oggetti raccolti in 50 anni di lavoro nel mondo del cinema, galleria simbolica e tangibile della sua passione al mestiere, che condusse fino a tarda età con fervida energia artistica. A Bergamasco diceva di esserci nato perché sua nonna era l’ostetrica del paese, ma di essere cresciuto a Genova e di esserci rimasto fino a 25 anni “perché la mia famiglia era ormai genovese”. La frequentazione del  Film Club di salita Santa Caterina, permise a Leva di collaborare alla realizzazione di “Le mura di Malapaga”, come assistente volontario di Jean Gabin. (Continua a leggere dopo la foto).

Carlo Leva ha trascorso gli ultimi anni di vita presso il suo palazzo storico di Bergamasco, ovvero il suo personale museo del cinema, dove poter ammirare il letto a baldacchino di Claudia Cardinale in «C’era una volta il West» e le migliaia di bozzetti da lui disegnati. Il più famoso senz’altro era quello per il cimitero della scena finale de «Il buono, il brutto, il cattivo».  Il Comune lo ricorda così: “Per sempre nei cuori di tutti noi! Grazie Carlo”.

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