“Usare le mascherine anche a casa”. Coronavirus, parla il virologo Crisanti


Mascherine anche fra le mura di casa: è la proposta lanciata dalle colonne del ‘Corriere della Sera’ dal virologo, Andrea Crisanti, professore all’ Università di Padova, e ‘ideatore’ del sistema dei tamponi diffusi, che in Veneto sembra aver funzionato. “Sarà meglio usare mascherina e guanti anche in casa. E, soprattutto, limitare all’indispensabile l’utilizzo degli ambienti domestici condivisi. Mi rendo conto del sacrificio ma i risultati del nostro studio sulle probabilità di essere infettati dimostrano chiaramente l’assoluta efficacia della restrizione” dice.

Come riportato su Il Corriere della Sera, dai tamponi diffusi, che in Veneto hanno dato ottimi risultati, la proposta del virologo è quella di applicare le mascherine anche in casa. Il punto di vista dell’esperto è supportato dall’analisi approfondita dei dati, affrontata con una quarantina di ricercatori e tecnici divisi in due gruppi di lavoro, ovvero una italiano dell’azienda ospedaliera e dell’Università di Padova, e uno britannico.  (Continua a leggere dopo la foto).









“Le persone non si ammalano tutte nello stesso momento. Noi vediamo una progressione. In ospedale arrivano a grappoli, interi nuclei familiari – spiega intervistato dal ‘Corriere della Sera’ – Questo significa che se non si sta attenti le nostre case possono trasformarsi in tanti piccoli focolai di contagio. Diciamo che in questo momento sono più protetti i single”. Per il virologo “ci vuole un’azione decisa. Sarebbe utile andare nelle abitazioni a fare i tamponi quantomeno a tutte le persone che hanno accusato sintomi non gravi. Controllare poi i familiari e chi è entrato in contatto con i soggetti contagiati”. (Continua a leggere dopo la foto).






Il professor Crisanti lancia poi un’altra proposta: “Sarebbe molto utile trasferire tutti i positivi in strutture ad hoc. Naturalmente parlo delle persone che non richiedono un ricovero ospedaliero. Penso per esempio agli hotel rimasti vuoti. Di alberghi ce ne sono tantissimi e sono pure confortevoli. I malati rimarrebbero comunque in contatto con le famiglie. Una decisione in questo senso tocca però il livello politico perchè richiede investimenti”. E aggiunge: “Questa è un’emergenza sanitaria e va combattuta anche con le armi della scienza”.(Continua a leggere dopo la foto).



“Fare tamponi e test sierologici su larga scala in modo da evitare l’introduzione in azienda di dipendenti infetti. In caso di ripartenza del contagio bisognerà spegnere immediatamente il focolaio. Sarebbe opportuna poi una gradualità territoriale. Riaprire prima le aree dove il rischio di trasmissione del virus è più basso, tipo la Sardegna, province di Cagliare, Oristano. E terrei per ultima la Lombardia, Bergamo in particolare. Ma bisogna essere veloci e tempestivi perchè mi sento di dire che il male peggiore nella lotta al coronavirus è stata lei la burocrazia. Si poteva fare tanto e subito”, chiosa il virologo.

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