“Ho visto tutto. Non dimenticherò mai le sue grida”. Caso Yara Gambirasio, spunta una dichiarazione sull’omicidio della 13enne che ha sconvolto l’Italia. Ecco le parole choc su quel maledetto pomeriggio


 

Il caso di Yara Gambirasio è stato uno dei fatti di cronaca più discussi del nostro paese. Ancora tante sono le questioni irrisolte riguardanti la 13enne trovata morta a Brembate nel 2010. A processo per la sua morte si trova Massimo Bossetti che però continua a dichiararsi innocente ed estraneo ai fatti e, nonostante le sue parole, a 6 anni dalla sua morte, resta l’unico imputato. Ma oggi arriva un nuovo elemento che sta facendo molto discutere e apre un nuovo squarcio su questa tormentata vicenda. In un’intervista rilasciata al settimanale Oggi, Mario Torraco, guardia giurata in pensione, ha svelato che la sera della scomparsa di Yara Gambirasio, vicino alla casa della tredicenne di Brembate di Sopra, ha visto un uomo sollevare una ragazza che gridava. E adesso, dopo tanti anni dall’accaduto, aumenta il rimorso per Torraco, che ai tempi aveva pensato si trattasse di un litigio tra fidanzati. Ma poi, avendo scoperto che era scomparsa una ragazzina in zona, il sospetto gli era sovvenuto. (Continua a leggere dopo la foto)



Le parole di Torraco sono piene di dolore: “Il dubbio mi divora. Sarà un rimorso che mi tormenterà per il resto della mia vita. Quell’uomo, alto e atletico, che ho visto sollevare, stringendola a sé, una ragazza vestita con un giubbetto scuro, poteva essere l’aggressore di Yara”. L’uomo è divorato dal rimorso: “È passato tanto tempo, ma quando ripenso a quella sera mi viene ancora la pelle d’oca. E io invece ho pensato a due fidanzati che litigavano. C’è stato un urlo che mi ha fatto voltare. Era una voce femminile. Mi sembra abbia urlato ‘aiuto’. E subito dopo ho udito una voce maschile: ‘Stai zitta’”. Il supertestimone aveva raccontato subito agli inquirenti quanto accaduto, fornendo molti dettagli, ma non era stato ritenuto attendibile, pensando che il suo ricordo si riferisse a un’altra sera.

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Era il 26 Novembre 2010, nel tardo pomeriggio, e Yara aveva terminato i suoi allenamenti in palestra, una struttura raggiungibile a piedi in pochi minuti da casa sua. Dopo 15 minuti di ritardo i genitori provarono a chiamarla, ma il telefono della ragazza era spento. I genitori fecero moltissimi tentativi senza successo, così denunciarono subito la scomparsa della ragazza. Le primissime indagini furono rivolte a un cantiere di Mapello, distante 3 chilometri dalla palestra frequentata da Yara. Furono impiegati i cani da ricerca per trovare possibili tracce. Tre mesi sopo la scomparsa il corpo senza vita di Yara Gambirasio fu ritrovato da un passante lungo un torrente, vicino Chignolo d’Isola, a circa 9 chilometri di distanza dal luogo nel quale si erano concentrate le ricerche. L’autopsia rivelò che la ragazza era stata colpita alla testa e ferita gravemente con un’arma da taglio alla gola, probabilmente dopo un tentativo di violenza carnale. Da allora le indagini sono continuate incessantemente e, alla fine, hanno individuato in Giuseppe Bossetti l’assassino di Yara Gambirasio. 

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