“Aiutatela, è svenuta”. La campanella aveva da poco segnato la fine della ricreazione, sembrava una giornata normale. Il tonfo, un colpo secco sul banco e le urla dei compagni. Lei, una bambina di 12 anni, perde i sensi


 

Un giorno di scuola come tanti. La lezione del prof. La schiena che si abbassa quando il dito scorre sul registro mentre gli sguardi all’orologio si fanno sempre più frenetici. Poi, all’improvviso, la calma torbida si interrompe e lascia spazio alle grida. Un tonfo secco e la testa di una bambina che cade sul banco. Il motivo? Non toccava cibo da 48 ore e per lavarsi era costretta a fare la doccia con l’acqua fredda: sono stati gli stenti a causare il grave stato di prostrazione fisica che ha fatto svenire una ragazzina che frequenta una scuola media di Udine. Una storia terribile raccontante dal Corriere delle Sera. A denunciarlo il preside dell’istituto: “Non è la prima volta che capita: di bambini che vivono senza riscaldamento o senza un piatto caldo, o non hanno i soldi per pagare i buoni pasto della mensa ce ne sono anche a Udine, e non solo qualcuno, solo che queste situazioni non vengono quasi mai denunciate. A volte – continua – ne siamo a conoscenza e cerchiamo di dare una mano, per quanto possiamo”. (Continua dopo la foto)



Ed è stato proprio così nel caso della ragazzina che è svenuta sotto gli occhi di compagni e insegnanti: soccorsa dal 118, i medici si sono accorti subito che aveva bisogno di essere riscaldata e nutrita. “Non è l’unico caso che si verifica e negli ultimi anni sono, purtroppo, sempre più frequenti – insiste il preside –. Noi cerchiamo il dialogo con le famiglie e vogliamo aiutarle, ove possibile, ma si tratta di realtà delicate, in cui spesso anche gli stessi genitori non si affidano ai servizi per un senso di vergogna”.

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In Italia quasi 1 minore su 3 è a rischio di povertà ed esclusione sociale. Se la povertà assoluta è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, dove colpisce più di 1 famiglia con bambini su 10, nel Nord – come dimostra il caso della ragazzina udinese -riguarda comunque 253.000 famiglie (l’8,6% del totale) con un’alta percentuale di famiglie immigrate (41%).

“Mio Dio, ma cos’ha la mia bambina?”. Lei, giovane e premurosa mamma, scatta una foto della figlia di 8 mesi. Poi la guarda e si accorge di un dettaglio che le fa sorgere un terribile sospetto