“Hai perso, ma mi hai insegnato a vivere”. La moglie, famosa giornalista, è morta dopo una lunga battaglia contro il cancro al seno. Stroncata a 42 anni con tre bambini ancora da crescere


 

Una settimana fa si era arresa alla malattia. Dopo tanta sofferenza ha perso la sua battaglia. Negli ultimi anni era diventata famosa, paladina della lotta contro il cancro, lotta raccontata in un libro che spezza il cuore. Parliamo della giornalista e blogger Francesca Del Rosso, morta per un tumore al seno a 42 anni. Un dolore per quanti la conoscevano. Un dolore per quanti la amavano per ciò che rappresentava pur non conoscendola. Un dolore ben sintetizzato dalle parole del marito Alessandro Milan che ha deciso di scriverle una lettera aperta che ha commosso la rete. “Non vi racconterò stupide favolette. Wondy ha perso la battaglia. Perché lei voleva vivere. Francesca amava follemente vivere. Di più: non ho mai conosciuto una persona più attaccata di lei alla vita. Sempre gioiosa, sempre sorridente, sempre ottimista, sempre propositiva, sempre sul pezzo, sempre avanti. In studio, a casa, c’è il faldone in cui ha raccolto sei anni di referti della malattia. Catalogata così: “Tumore franci :-)” (Continua dopo la foto)








Poco prima di andarsene, tra i sospiri, ha detto a un medico: “Siamo vicini a Natale, se non erro. Se lo goda tanto, lei che può. Io purtroppo sono qui”. Però, dopo mezz’ora, mi ha chiesto se il tal primario che tanto le vuole bene avesse dei figli. “Ma perché lo vuoi sapere?” E non scorderò mai quel gesto lento delle mani che roteano e la bocca che si corruccia. “Così… gossip”. Questa era lei. Altruista fino all’estremo. Curiosa con purezza. Era il mio Harry Potter. La chiamavo così, sul cellulare è ancora registrata con questo nome.

(continua dopo le foto)




 


 

 

Era il 2002, un giorno imprecisato. Entrai in casa e la vidi di spalle, ricurva sui libri, mentre studiava per prendere la seconda laurea. “Sembri Harry Potter!” esclamai. Una somiglianza fisica. Da allora, per me, è Harry. Wondy, Harry Potter. Hai sorriso. Fino all’ultimo secondo, fino a quando la morfina non ti ha stritolata. Mai una piega storta sul tuo volto. Lasci qualcosa di più: mi hai semplicemente insegnato come si vive. Non imparerò mai, puoi scommetterci, ma ti prometto che ce la metterò tutta. Lascio da parte le migliaia di immagini nostre, intime. Tranne una. Domenica 11 dicembre, alle 5, ti ho sognata.

Eri serena come non ti vedevo da mesi. Mi parlavi, ci abbracciavamo, io piangevo tanto, tu mi hai ringraziato perché hai potuto parlare con Chiara e Sara. Eri tranquilla, anche se avevi “questo ciuffo matto” nella testa. Poi sei partita per un viaggio tutto tuo, verso chissà dove. Devo dire di cuore dei grazie, e nel farlo dimenticherò tante persone. Le amiche e gli amici veri, loro sanno a chi mi rivolgo.

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