Addio a uno dei marchi più amati di pasta. “Oggi chiudiamo”. E se è la vostra preferita godetevi la scorta che avete. Un altro pezzo di storia italiana che se ne va


 

Lo storico slogan diceva “Silenzio, parla Agnesi”. Da adesso sarà solo silenzio. Perché dalle 6.03 di mercoledì 14 dicembre lo storico pastificio Agnesi chiude: la linea di produzione si è arrestata e non ripartirà mai più. L’ultimo chilo di “fusilli 102” è uscito dallo storico stabilimento di Imperia all’alba, da quel momento nulla più uscirà dallo stabilimento ligure. Così, quando tra qualche settimana le scorte nei negozi e nei supermercati si esauriranno, diremo addio a uno dei marchi di pasta più noti del nostro Paese. Negli anni ’80 era celebre lo spot che ha segnato uno dei momenti migliori dell’azienda. Un centinaio i dipendenti coinvolti nella chiusura: una settantina hanno scelto la mobilità, una quindicina il prepensionamento e un’altra quindicina ha accettato il trasferimento allo stabilimento di Fossano, in provincia di Cuneo, dove si produce la pasta fresca. I lavoratori impiegati nell’azienda sono in tutto un centinaio, una settantina dei quali resterà a casa tra il 16 dicembre, il prossimo 2 gennaio e il mese di marzo del 2017. (Continua a leggere dopo la foto)








Quindici operai, invece, hanno accettato di trasferirsi a Fossano, dove c’è un altro stabilimento Agnesi. Con la produzione dell’ultimo chilo di pasta e lo stop definitivo dei macchinari, partono così le procedure di pulizia, sorveglianza e messa in sicurezza dei macchinari, un operazione che richiederà qualche mese. Con il 2016 si chiude così il capitolo lungo quasi 200 anni della Pasta Agnesi. “La parola alla pasta dal 1824. Dopo il terremoto del 1887 che distrusse quasi completamente Oneglia, la famiglia Agnesi costruì un nuovo e moderno molino e un pastificio a tre piani vicino al porto, gettando così le basi della grande industria futura che si sarebbe affermata in tutto il mondo” si legge sul sito del pastificio.

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Purtroppo abbiamo percorso gli ultimi anni cercando di scongiurare la chiusura — ha affermato Fulvio Fellegara segretario della Cgil imperiese — , c’è tanta amarezza e dispiacere, non saremmo mai voluti arrivare a questo epilogo. Auspichiamo — conclude Fellegara — che gli impegni presi dall’azienda sulla ricollocazione degli operai e sul museo non rimangano lettera morta, noi come Cgil monitoreremo la situazione”

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