Coronavirus, cosa succederà alle nostre vacanze estive? Parla l’infettivologo


Il coronavirus è ormai il nostro unico argomento di conversazione. Ci ha stravolto la vita e non vediamo l’ora di sapere che tutti i nostri sforzi stanno servendo a qualcosa. Ne usciremo questa estate? Ce lo chiediamo sempre: stiamo trascorrendo la primavera a casa e ci auguriamo che almeno potremo goderci l’estate. Ma che succederà? Nel decreto legge emanato dal presidente della Repubblica, però, è stato ribadito che le misure saranno rimodulate in base alla diffusione del virus. La probabile fine dell’emergenza potrebbe essere il 31 luglio ma ciò non significa che le misure restrittive dureranno fino ad allora,

come ha precisato Conte durante il discorso di martedì 24 marzo. Ma quindi c’è la possibilità che andremo in vacanza? Meglio frenare l’entusiasmo. “È difficile dire quanto potrà durare l’epidemia – ha spiegato al Messaggero Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Siena – perché il virus è davvero imprevedibile. Quello che si sta facendo ora in Italia, con le chiusure e i divieti, mi pare un buon compromesso. E forse potremo avere dei buoni risultati intorno ad aprile-maggio, mantenendo un livello di chiusura ancora piuttosto alto”. Continua a leggere dopo la foto







Insomma, quando finirà l’emergenza, sarà difficile tornare subito alla vita “normale”: “Il nostro riferimento scientifico resta la Cina, Hubei – agginge l’esperto – La situazione si è risolta in sei settimane. Tutto chiuso per 60 milioni di cittadini, anche se l’altro miliardo di abitanti ha continuato a produrre per portare il cibo, le attrezzature sanitarie e tutto quanto servisse a chi stava nella zona rossa”. Ora, però, pare che in Italia i contagi stiano calando, anche se poco. Continua a leggere dopo la foto






“Il buon segno è che non ci sia una crescita della diffusione. I morti continueranno a esserci, perché sono quelli che si sono contagiati otto giorni fa. L’epidemia italiana è la sommatoria di tante epidemie, il grosso viene dalla Lombardia. E per essere certi che la situazione stia migliorando, non è tanto lí che bisogna guardare, quanto al trend delle altre regioni”. Per ora sembra che il sud siano meno colpito del nord. “Io spero proprio che non si debba arrivare al 31 luglio con le chiusure attualmente in vigore – ha aggiunto – E sono quasi certo che, presto o tardi, l’epidemia lombarda scenderà. Gli sforzi devono essere concentrati affinché non si crei un’altra Lombardia. Se parte un altro focolaio cambierà lo scenario. Altrimenti ci sarà la ripresa di alcune attività intorno all’estate”. Continua a leggere dopo la foto



 

Ma è vero che i numeri reali sono diversi da quelli ufficiali? “È facile che siano circa 500 mila le persone che non presentano sintomi evidenti – aggiunge Lopalco – Tali numeri non vogliono dire, però, che l’epidemia sia fuori controllo: infatti, laddove si identificano i casi sintomatici e si effettua la ricerca di tutti i contatti procedendo dunque al loro isolamento anche se asintomatici, si determina una efficace interruzione della catena del contagio”.

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