“Così hanno ucciso Roberto”. Parla il sopravvissuto all’imboscata ai due italiani in una favela di Rio de Janeiro e descrive quegli attimi drammatici con la voce rotta dall’emozione: “L’ho visto cadere dalla moto, poi…”


 

 

“Ho visto Roberto cadere dalla moto e piombare addosso ad un’auto. All’inizio non avevo capito che fosse morto, né perché fosse caduto”. Sono le parole di Rino Polato il cugino e compagno di viaggio di Roberto Bardella, l’uomo ucciso in una favela di Rio de Janeiro in Brasile. Polato è riuscito a parlare con sua sorella Emanuela due volte e ha descritto quei tremendi attimi che ha vissuto. Ha visto morire davanti ai suoi occhi Roberto Bardella. Quando parla ha la voce rotta dall’emozione nel raccontare il resoconto dell’imboscata in cui erano caduti entrambi giovedì in una favela di Rio de Janeiro, che ha tragicamente interrotto il tour che stavano facendo a bordo di due moto. Ieri Polato ha contattato anche la moglie Serenella Masi, che abita a Fossalta di Piave e si è chiusa nel silenzio. In base al racconto di Polato, i due sono finiti in quella zona pericolosa seguendo le indicazioni del navigatore e sono arrivati nella favela di Morro dos Prazeres, la collina dei piaceri che a Rio è zona rossa, terra di bande armate e narcos, giovani malviventi che rapinano, spacciano e talvolta uccidono. (Continua a leggere dopo la foto)



“Stavamo per andarcene da Rio dopo essere stati al Cristo Redentore e ci siamo ritrovati in questa zona. Fatta una curva ho visto Roberto a terra, pensavo fosse caduto per un incidente, poi ho capito», ha raccontato alla polizia brasiliana Rino Polato, scampato alla morte per miracolo e già in partenza per l’Italia. Bardati da motociclisti esperti, moto granturismo, casco con telecamerina, giubbotti uguali e tecnici. “Così uguali e tecnici da sembrare una coppia di agenti”, dicono alla Divisione Omicidi di Rio che con il contributo di un’unità militare e del Battaglione di polizia del turismo, cioè i loro agenti locali, hanno già identificato i nove giovani criminali autori dell’agguato. Il racconto di Polato, che è stato sentito per alcune ore, è un film noir. “Mi chiedevano se ero un poliziotto del Consolato e io ripetevo di no”. Dopo aver ucciso Roberto la banda ha preso a picchiare lui. Calci, pugni e randellate sulla schiena con le armi. Fino a che i malviventi si sono convinti del fatto che erano due turisti. E a quel punto hanno pensato alla rapina.

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“Avevano appena fatto un bancomat, mi ha detto mio fratello, perché stavano partendo per la tappa successiva. Era un viaggio di due mesi e mezzo programmato nei dettagli”, ricorda Emanuela Polato, sorella di Rino. In quel momento è iniziato il sequestro di persona: i due sono stati caricati in macchina, Roberto esanime nel bagagliaio, Rino davanti. La cosa però non deve essere piaciuta al grande capo della favela che comanda ogni gruppo criminale e non ama attirare l’attenzione della polizia. “È scattato l’ordine di abbandonare il corpo di Bardella e di liberare l’ostaggio”, dicono gli inquirenti brasiliani. In questo modo tragico si è chiuso il viaggio in Brasile di due cugini veneziani.

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