“Preso a cinghiate e imbavagliato per non sentirlo piangere”. Torture senza fine, inflitte senza pietà a un bambino di 9 anni. Ma questo è niente: i due genitori mostri hanno fatto anche di peggio. Quello che era costretto a subire è allucinante


I genitori dovrebbero prendersi cura dei loro figli, anche quando una famiglia si trova in una situazione di indigenza, il compito di una madre e di un padre è quello di tutelare i propri bambini. Ma questo non sempre accade e, anzi, si verificano (purtroppo) delle situazioni veramente assurde, come quella capitata ad un piccolo che era stato costretto ad andare in giro con un cartello che riportava una scritta pazzesca: “Sono un bambino sporco”. Il piccolo, che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, è nato a Donetsk in Ucraina ed era affidato alle cure di una famiglia italiana che però gli imponeva di portare al collo come punizione, quel cartello infamante. Una delle tante vessazioni umilianti a cui, secondo l’accusa, era costretto dai genitori adottivi con cui viveva in un paesino del torinese. Ad accorgersi delle percosse e delle umiliazioni quotidiane erano state le maestre della scuola frequentata dal piccolo. (Continua a leggere dopo la foto)







Il bambino arrivava in classe con vestiti grandi, sporchi e puzzolenti, e sulla schiena aveva spesso dei lividi lasciati da una cinghia o da un bastone. “Mi facevano zappare l’orto sino a sera tardi – aveva raccontato agli inquirenti – E spesso mi fasciavano la testa con una benda per impedirmi di parlare”. I genitori adottivi si sono sempre dichiarati innocenti.

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Ora il ragazzo, ormai 17enne, vive in una comunità a seguito di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Torino, mentre la madre e il padre sono imputati per maltrattamenti. Il 13 dicembre, a Palazzo di Giustizia a Torino davanti al giudice Antonio De Marchi, verranno sentiti i testimoni della difesa, rappresentata dall’avvocato Valerio D’Atri. Il ragazzo si è costituito parte civile ed è seguito dal legale Emanuela Martini.

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