Coronavirus: la terapia prevista dai protocolli e cosa fare in caso di febbre


La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato, l’11 febbraio 2020, nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus, il Direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Cosa fare in caso di febbre? Il segretario generale Fimmg Silvestro Scotti e il presidente Simg Claudio Cricelli si rivolgono ai cittadini/pazienti. “In caso di sintomi influenzali, anche di una febbre non troppo alta ma persistente, è bene che non ci si muova verso lo studio del medico di famiglia né verso l’ospedale se non dopo un contatto telefonico con i numeri di pubblica utilità creati a livello nazionale e regionale sulla infezione da coronavirus”, affermano in una nota. (Continua a leggere dopo la foto)






“In presenza di sintomi di affezioni respiratorie è bene restare a casa e chiamare il medico di famiglia, sarà lui a dirci come comportarci in assoluta sicurezza – concludono – e a gestire il caso con le indicazioni migliori”. Contro il nuovo Coronavirus SarsCoV2, non esistono al momento terapie specifiche, ma solo cure sperimentali. (Continua a leggere dopo la foto)






E mentre si assiste ad un aumento dei casi nel mondo, inclusa l’Italia, dove al momento i casi di contagio sono 229 e i decessi sette (in tutti i casi si tratta di persone anziane con un quadro clinico generale compromesso in precedenza) è corsa per la messa a punto di un vaccino. Al momento non ci sono dunque cure mirate: la malattia si tratta come i casi di influenza. I casi possono essere trattati a seconda della situazione. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Nella forma lieve (circa l’80%) l’infezione decorre in forma lieve o addirittura inapparente. Solo nel restante 20% dei casi può dar luogo a complicanze anche serie, fino alla morte. Secondo uno studio della Cina, il maggior rischio sono soprattutto le persone più anziane (il rischio di mortalità aumenta in modo esponenziale dai 60 anni in su, fino a sfiorare il 15% tra gli ultra 80enni). Devono fare attenzione i malati cronici come cardiopatici, diabetici, ipertesi, persone con problemi respiratori e forti fumatori.

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