Coronavirus in Italia: tutti gli spostamenti di Mattia, il contagiato di Codogno


L’allarme coronavirus in Italia non concede tregua. Continuano le indagini e le ricostruzioni sul caso di contagio che ha investito la comunità di Codogno. Per 21 giorni Mattia ha continuato la sua vita diviso tra Codogno, dove abita, Castiglione d’Adda, dove è nato e va spesso a trovare amici e genitori, e l’Unilever di Casalpusterlengo, dove lavora. Quindi tutto sembra essere cominciato dal 25 gennaio, quando Mattia si è trovato a cena con il collega che lavora per la Mae di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, rientrato dalla Cina il 21 gennaio.

La confusione è tanta, ma il lavoro dei tecnici sanitari non si arresta. Tutto il gruppo di lavoro è attento a ricostruire la vita, gli spostamenti e gli incontri delle tre settimane di Mattia.  L’uomo ha cenato con un collega la sera del 25 gennaio, ovvero quattro giorni dopo il rientro dell’amico dalla Cina. Ma si ricordi che è risultato negativo ai test, e questo aspetto non riesce a trovare alcuna spiegazione, se non in due ipotesi vagliate da tutto il gruppo di lavoro: o l’uomo è riuscito a debellare il virus, guarendo, o non è stato lui a portare il virus. Il contagio di Mattia, 38 anni, sportivo, prossimo a diventare papà, dovrebbe essere avvenuto quella sera. Il caso non risparmia dubbi e perplessità. Quindi si procede a vagliare anche altre piste. (Continua dopo la foto).






Risulta, infatti, che il 2 febbraio Mattia abbia partecipato a una mezza maratona con il Gruppo podistico Codogno 82 a Santa Margherita Ligure. A dichiarare tutto è Carlo Benuzzi, il presidente, che ha una boutique in centro a Codogno: ” Eravamo una quindicina tutti nello stesso albergo”. Le indagini proseguono sulla pista ‘sportiva’. Infatti il 9 febbraio si è tenuta un’altra gara a Sant’Angelo Lodigiano, località che dista solo pochi chilometri da Codogno. Erano presenti anche altri quattro amici: “C’era anche la mia compagna con lui. Speriamo bene. Era nel direttivo veniva alle riunioni del lunedì, un gran bravo ragazzo. Siamo tutti scossi, aspettiamo che vengano a farci il tampone a casa. Adesso ce ne stiamo tutti fermi. Ho messo quanto accaduto sulla chat della società”. (Continua dopo le foto).








Arriva il 15 febbraio, quando Mattia si è recato al corso aziendale della Croce rossa di Codogno, per poi spostarsi a Madignano, vicino Cremona, per giocare con la sua squadra di calcio. Lo si diceva anche prima: Mattia è uno sportivo. Gioca come centrocampista del Picchio di Somaglia, durante la partita con “I Sabbioni” di Crema, all’interno del campionato amatori del Csi. La partita prevede undici giocatori per squadra. Ovviamente l’interazione con i compagni continua: spogliatoi, doccia, e ovviamente campo di gioco. La comunicazione sportiva è chiara: “Tutte le persone che sono state a stretto contatto con il ragazzo saranno sottoposte ai controlli”. Scatta l’isolamento anche per i giocatori di Somaglia e di Crema. (Continua dopo le foto).

Ovviamente il controllo persevera anche sull’ambiente di lavoro, ovvero alla Unilever di Casalpusterlengo. Migliaia di persone popolano la zona industriale, tra capannoni, un albergo e un ristorante. Mattia ha frequentato il laboratorio fino a venerdì scorso La fabbrica vanta un totale di 500 addetti. A questi si aggiungono i dipendenti che provengono anche da fuori per scarichi e trasporti. Ricostruita la vita della zona lavorativa: tre turni e la mensa, rimasta chiusa, ma non come lo stabilimento. Verso le 15,30 è arrivata una équipe medica per fare i tamponi a circa 160 lavoratori. Ha fatto seguito la decisione di chiudere la fabbrica. In isolamento anche la casa dei genitori a Castiglione d’Adda, dove Mattia è stato visto l’ultima volta venerdì. Due pensionati di Castiglione e il compagno di podismo di Mattia sono risultati positivi al virus. Si attendono altre notizie in merito, ma le indagini non si arresteranno.

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