Italia in lutto, imprenditore illuminato e brillante: ha reso grande il Paese


Addio Augusto Reina, patron del Disaronno e dell’Illva Saronno, si è spento nella serata di mercoledì 19 febbraio. Aveva 80 anni. Ceo dell’Illva Spa, colosso del beverage italiano che produce e commercializza l’Amaretto Disaronno, Augusto Reina ha portato il brand fuori dai confini nazionali rendendolo celebre nel mondo.

Appassionato di sport (è stato presidente della Caronnese calcio – oggi in serie D – fin dal 2003), Augusto Regina era l’erede di Domenico, fondatore di Illva (Industria Lombarda Liquori Vini e Affini), colosso del beverage italiano diventato famoso proprio grazie alla produzione dell’Amaretto Disaronno, che Augusto Reina era riuscito a portare fuori dai confini nazionali, rendendolo celebre in tutto il mondo. Continua dopo la foto







Tra i marchi acquisiti nel corso degli anni da Augusto Reina, anche Amaro 18 Isolabella, Rabarbaro Zucca, Marsala Florio e vini Corvo e Duca di Salaparuta. Ma l’amaretto è sempre stato il prodotto di punta e quello più amato da Reina stesso che si ispirò per la sua produzione alle tante ricette a base di mandorle che affondano le loro origini nel 1500. Continua dopo la foto






La leggenda dietro alla ricetta dell’amaretto. Come molte ricette di liquori, anche quella dell’amaretto affonda le sue origini più o meno mitiche in un lontano passato. Precisamente nel 1500 quando, nella città di Saronno, venne commissionato al pittore leonardesco Bernardino Luini una serie di affreschi ancora oggi visibili nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli. Continua dopo la foto



 


Secondo la leggenda, la locandiera che ospitava il pittore era talmente bella che l’artista la volle come modella per la sua Vergine nella scena dell’Adorazione dei magi. La donna, per ringraziarlo, gli offrì un elisir di erbe, zucchero mandorle amare e brandy che venne molto apprezzata non solo dal pittore. Grazie anche alle capacità imprenditoriali di Augusto Reina, l’amaretto è una delle bevande della tradizione italiana più diffusa all’estero. Così tipica da non aver mai visto tradotto il suo nome in nessuna lingua dei tanti Paesi in cui è commercializzato.

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