Giovanni è morto, si è arreso dopo 4 mesi di coma: lo strazio dei ‘suoi ragazzi’


Giovanni Antico non ce l’ha fatta. A quattro mesi dal terribile incidente che l’ha visto coinvolto è morto. La notizia si è diffusa nel pomeriggio di ieri 12 febbraio, un dolore che ha spezzato il cuore di un paese. Giovanni Antico infatti era una uomo molto conosciuto. Da settimane, un lungo via vai di persone aveva transitato all’hospice di San Severino, dove il 67enner era ricoverato.

Giovanni Antico era un po’ il “papà” dei tanti calciatori dell’Appignanese, di cui si prendeva cura da anni e oggi lo ricordano con tanto affetto. Giovanni Antico, come detto non è mai riuscito a riprendersi dal terribile incidente che gli era capitato il 24 ottobre dell’anno scorso quando. Continua dopo la foto









Le sue condizioni erano apparse subito gravissime ai soccorritori, perché nell’impatto aveva perso conoscenza e nonostante fosse stato intubato e rianimato, non si era mai ripreso. Antico è rimasto ricoverato per circa un mese all’ospedale di Torrette, dove era stato immediatamente trasferito in eliambulanza il giorno dell’incidente, poi visto che le sue condizioni non accennavano a migliorare, era stato spostato a Camerino e poi definitivamente all’hospice di San Severino, dove ieri è morto. Continua dopo la foto






Non si era mai sposato, ma aveva scelto di dedicare il suo impegno alla crescita dei tanti ragazzi dell’Appignano calcio, per cui era pronto a fare praticamente di tutto, non solo seguirli nella pratica sportiva, ma anche asciugare loro i capelli oppure accompagnarli poi a casa dopo gli allenamenti. Continua dopo la foto



 


“Giordano era una persona impagabile, disponibile e sempre pronta ad aiutare gli altri – lo ricorda Claudio Camilletti, presidente dell’Unione sportiva Appignanese –. Non si era mai spostato e aveva deciso di spendere il suo impegno non solo all’interno dell’associazione, che ha seguito come dirigente per oltre dieci anni, ma in tutto il paese, dove era conosciuto e amato. Per i ragazzi ha fatto molto, li seguiva non soltanto come dirigente, ma spesso anche in campo, come guardalinee, e quando li accompagnava a casa”.

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