La terra trema ancora in Italia. Terremoto di magnitudo 3.2


Le Marche tremano ancora: un terremoto di magnitudo 3.2 è stato avvertito alle ore 19.36 dell’undici febbraio 2020 nella regione centrale. L’epicentro – riferisce l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – è stato localizzato in mare, davanti alla costa adriatica, tra Ancona e Pesaro, a 35 chilometri di profondità. La scossa è stata avvertita in particolare a Senigallia, Ancona, Fano, Pesaro e Rimini. Non si segnalano danni. In precedenza (ore 15.52) una lieve scossa (magnitudo 1.1) era stata registrata anche con epicentro nelle vicinanze di Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata.

A oltre quattro anni dal sisma del 2016, a Macerata, sono 250 le pratiche depositate, a dispetto delle oltre 800 attese in Comune e, appena 28 i progetti per danni lievi arrivati a conclusione, a cui si aggiungono altri 22 cantieri in corso. Un quadro desolante che lascia intravedere come anche in città serva un cambio di passo, altrimenti la ricostruzione rischia di non partire mai davvero. “In città abbiamo avuto circa il 13% di edifici danneggiati, tra pubblici e privati – spiega l’assessore Narciso Ricotta – e da questi numeri ci si aspettava circa 880 pratiche (cantieri), mentre finora ne sono state presentate 250 e, tra queste, 68 sono state ammesse a contributo”. (Continua a leggere dopo la foto)







La maggior parte delle pratiche presentate riguardano la sistemazione di danni lievi (le cosiddette inagibilità di tipo B) circa 150, mentre non arrivano a 40 invece quelle per delocalizzazione, cioè le pratiche presentate da negozi o attività commerciali per trovare una nuova sede. Se i progetti non partono, anche le famiglie continuano a rimanere fuori casa. Rispetto ai 770 maceratesi in autonoma sistemazione (cioè quelli che hanno trovato un’altra casa in affitto) lo scorso anno, adesso ce ne sono ancora 640 (che rappresentano circa 322 nuclei familiari), mentre 36 persone dormono negli alberghi, mentre varia tra i 210 e i 215mila euro il contributo di autonoma sistemazione che, ogni mese, il Comune riceve dalla Regione e versa agli sfollati. (Continua a leggere dopo la foto)






“Ma se non si presentano i progetti non si può parlare di ricostruzione – continua Ricotta –, per questo l’invito è a presentarli. Anche perché, in questi anni, si stanno studiando insieme agli ordini professionali e agli amministratori di condominio soluzioni che possano permettere di rimettere a posto molti edifici vecchi che si trovano in città, senza troppi accolli economici da parte dei proprietari”. (Continua a leggere dopo la foto)




 


E ancora: “Penso ad alcuni palazzi degli anni Cinquanta e Sessanta, come quelli in via Cincinelli, i cosiddetti palazzi di Lattanzi all’inizio di via Maffeo Pantaleoni o in via Rosati che, attraverso la demolizione e la successiva ricostruzione, ci permetteranno di realizzare degli interventi di riqualificazione urbana”. Sul fronte della ricostruzione pubblica, chiuso da oltre tre anni, tra circa un mesetto potrebbe riaprire il palazzo comunale in piazza della Libertà. “Sono terminati i lavori strutturali e ora si sta intervenendo sugli impianti audio – conclude l’assessore –. Contiamo entro marzo-aprile di terminare tutto”.

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