Terremoto, tanta paura anche per Checco Zalone! Il comico era sui luoghi della scossa insieme alla famiglia. Oggi, però, le sue parole sono meravigliose. Nonostante la tragedia e il terrore, non perde la voglia di scherzare e sdrammatizzare


 

Il terremoto ha sconvolto un paese intero, il nostro. Eppure in un momento così tragico e devastante c’è chi, per fortuna, nonostante ci si trovasse nel bel mezzo, trova la forza per sdrammatizzare. Staiamo parlando di uno dei più brillanti e divertenti comici italiani. Si è trovato lì anche lui al momento della scossa. Tanta paura ma anche la capacità di sdrammatizzare, quindi. Così Checco Zalone ha raccontato la sua esperienza del terremoto ai microfoni di Tagadà su La7. Il comico infatti si trovava a Sulmona con la famiglia per il ponte di Ognissanti quando è arrivata la scossa della mattina del 30 ottobre. “Io che vivo in una zona antisismica ho deciso di fare questo weekend in una zona sismica”. Ecco le sue parole…

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Intanto è a Preci il premier Matteo Renzi. Strette alcune mani, il presidente del Consiglio, in visita privata nelle zone colpite dal terremoto insieme alla moglie Agnese, si è subito diretto verso un’anziana donna che, insieme al nipotino e al cane, stava attendendo il suo arrivo, e con lei ha scambiato qualche parola, ribadendo “Ricostruiremo tutto in tempi veloci”. Renzi, accompagnato anche dalla governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini, e dal sindaco del paese del perugino Pietro Emili, si è poi diretto verso la chiesa di Preci, dove il vescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardosi, ha celebrato una messa per Ognissanti. “Lasciateci restare qui. Certo che non si possono accontentare tutti, questo fa parte anche della realtà umana, ma io devo dare atto alla mia gente della capacità di tenere, di avere pazienza, di solidarietà, di organizzazione, di gestione dell’emergenza”. Così Don Luciano Avenati, il parroco di Preci, parlando al presidente del Consiglio.

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Il sacerdote ha spiegato: “Le tre comunità di questa valle, di Ancarano, Campi e Preci, il popolo, pur con tutto l’aiuto dello Stato, si è organizzato da solo, grazie a Dio avendo strutture che già esistevano o che erano state realizzate durante l’estate. State tranquilli – ha concluso – siamo capaci di rimanere, almeno un po’, per dire che qui la vita c’è. Se andiamo via tutti invece la vita muore”. “Chiedono tutti di restare il più possibile qui, è comprensibile. Nessuno del resto immagina una deportazione”, ha detto Renzi, rispondendo alle domande dei cronisti dopo aver partecipato alla messa. “Cercheremo di trovare soluzioni coinvolgendo anche i sindaci, ci vuole tanta energia, decisione”, ha detto il premier facendo riferimento anche alle richieste di chi non vuole abbandonare il proprio paese d’origine, in attesa dell’arrivo delle casette di legno, per le quali, ha ricordato il presidente del Consiglio, ci vogliono sei-sette mesi.

 

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