Terremoto, l’Italia è sotto choc: tremano ancora Umbria e Marche, ma una forte scossa ha colpito anche la Basilicata e non solo. E intanto si teme anche il maremoto… La situazione


 

Ancora una nuova forte scossa di terremoto, «una botta forte» l’ha definita il sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci, avvertita alle 18.24 nell’alto Maceratese ma anche ad Ancona. La scossa di terremoto di magnitudo 4.2 è avvenuta ad una profondità di 11 km. L’epicentro della scossa di magnitudo 4.2 verificatasi nel perugino è localizzato – sottolinea l’Ingv – a 2 km da Norcia (PG). Seguono tra i comuni più vicini Preci (PG), Castelsantangelo sul Nera (Mc), Cascia (PG) e Visso (MC). «Stiamo verificando se ci sono nuovi danni, mentre c’è stata la scossa stavo già facendo un sopralluogo come tutte le sere alle 19». Così il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini dopo l’ultima forte scossa di magnitudo 4.2 a cavallo tra Marche e Umbria. Pazzaglini non sa dire, al momento, se si siano verificati altri crolli, perché il sopralluogo è in corso. 

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.3 è stata registrata alle ore 13.58 al confine tra Basilicata e Calabria, a una profondità di 270 chilometri, con epicentro a Maratea (Potenza). Secondo quanto si è appreso, non risultano danni a cose e persone. Tra i Comuni vicini all’epicentro, l’Ingv segnala anche Trecchina, Rivello, Nemoli, Lauria (Potenza) e Tortora (Cosenza). L’odierna scossa di magnitudo 4.3 a 270 km di profondità registrata sulla costa tirrenica a Maratea (Potenza) alle 13,58 non è collegata ai terremoti del 24 agosto e 26 ottobre che hanno riguardato la fascia appenninica dell’Italia centrale tra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche. Lo dice Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La scossa ha riguardato l’area Sud della Basilicata al confine con la Calabria, con epicentro nella località balneare di Maratea che è l’unico comune lucano ad affacciarsi sul mar Tirreno. Tra i Comuni vicini all’epicentro, l’Ingv segnala anche Trecchina, Rivello, Nemoli, Lauria (Potenza) e Tortora (Cosenza). Fino a questo momento in nessun Comune sono stati segnalati danni a persone o cose. Quello che si è sentito oggi al confine tra Basilicata e Calabria, spiega Amato, “fa parte del processo di sprofondamento di un pezzo di crosta oceanica dallo Ionio alla Calabria e fino al Tirreno. Parliamo di altra cosa rispetto a quanto sta succedendo sulla dorsale appenninica; è un altro mondo geologico. Anche ieri notte si era verificato un terremoto al centro del mar Tirreno, a 474 km di profondità e di magnitudo più ampia, parliamo di 5.7. Quello di oggi, pur essendo di portata inferiore, è stato però più avvertito dalla popolazione locale perché avvenuto proprio sotto costa”.

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“Lo sprofondamento della crosta oceanica – aggiunge Amato – produce da sempre continue scosse, come avviene del resto sulla dorsale appenninica, che però in genere non si avvertono se non in presenza di picchi. Che tra i due processi ci sia una concomitanza – conclude Amato – non significa però che si sia un rapporto di causa ed effetto”.

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Il sisma che ha colpito mercoledì sera le Marche non è stato l’unico che non ha mietuto vittime. Un altro terremoto, silenzioso ma di magnitudo 5.7, si è verificato in mare venerdì notte alle 22.02, 83 chilometri a Nordest di Ustica, a una profondità di 474 chilometri. Beninteso: l’onda sismica non si è abbattuta sulla costa e non ha prodotto danni a cose e persone. E sono rare ma non facilmente prevedibili le circostanze in cui uno tsunami possa verificarsi. Ma data l’intensità del fenomeno, che a Messina è stato avvertito dai residenti, è lecito porsi qualche domanda nel tentativo di comprendere se abbiamo corso, o corriamo ad oggi qualche rischio. Che cosa sarebbe potuto accadere, sebbene in via ipotetica venerdì notte, lo spiega Luigi Cavaleri, dell’Ismar Cnr, massimo esperto italiano di onde anomale e sismi sottomarini. “Un rapido calcolo – spiega lo studioso – mostra che, qualora si fosse generata un’onda di tsunami, questa avrebbe raggiunto le coste più distanti del Tirreno, Campania compresa, in meno di un’ora. L’isola di Ustica e la costa nord della Sicilia – calcola lo scienziato del Cnr – sarebbero state investite rispettivamente in 2-3 e meno di dieci minuti”. 

 

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