Morto il dottor Carlo Spagnolli: tutta la vita dedicata agli ultimi, ai più bisognosi


Addio al dottor Carlo Spagnolli. Una vita spesa per curare i più poveri e bisognosi in Africa, il medico si è spento domenica scorsa in una clinica di Rovereto, in Trentino Alto Adige. Aveva 70 anni e da tempo era malato di cuore. Aveva avuto un infarto nel 2012 in Zimbabwe e da quel momento una gravissima cardiopatia l’aveva tenuto lontano dal Paese in cui ha passato gran parte della sua vita.

Spagnolli lascia 3 figli, Francesco, Giovanni ed Elisa, che come spiegato al Giornale del Trentino sono determinati a portare avanti l’opera del padre: “Non sarà facile onorare la memoria di papà magari aprendo qualcosa, che può essere un centro medico o una struttura per ragazzi, in suo nome con l’aiuto di qualche associazione che lo sosteneva, ma lo faremo. La forma e la sostanza le troveremo…”. (Continua dopo la foto)






“Quello che ha fatto papà rimarrà per sempre – hanno aggiunto i figli del dottor Spagnolli – Ed anche noi ci sentiamo caricati di questo impegno che onoreremo secondo le nostre possibilità. Non sarà facile, ma glielo dobbiamo per tutto quello che ci ha insegnato”. Carlo Spagnolli era nato a Roma nel 1949. Dopo la laurea, nel 1975, il primo viaggio in Uganda per svolgere il servizio civile. Ci è rimasto per altri 14 anni. (Continua dopo la foto)






Nel 1989 il medico si è spostato anche in Eritrea, Etiopia e Camerun e a partire dal 1996 ha prestato la sua opera in Zimbabwe, grazie anche al sostegno dei tanti amici trentini e in particolare dell’Associazione Lifeline Dolomites di Claudio Merighi. Lì, nell’ospedale Luisa Guidotti di Chinoy, ha coordinato i reparti di chirurgia e ginecologia. (Continua dopo la foto)



 


Proprio in Africa Spagnolli aveva conosciuto la donna che poi sarebbe diventata sua moglie. Angelina, infermiera caposala ugandese, è prematuramente scomparsa nel 2010. Il medico si è impegnato molto nella lotta all’Aids ed è riuscito ad aprire il “Villaggio San Marcellino” per i bambini orfani a causa dell’Hiv e anche una scuola per infermiere e la “Casa della gioia Mariele Ventre” (la nota fondatrice dello Zecchino d’oro, ndr) per la riabilitazione di bambini affetti dall’Aids.

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