“Ecco cosa faceva Loris mentre moriva…”. Le nuove agghiaccianti dichiarazioni di Veronica Panarello, condannata a 30 anni per l’omicidio del figlio


 

È stata da poco condannata a 30 anni per l’omicidio del figlio Loris Stival, ucciso nel novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. I pm non hanno tenuto conto delle dichiarazioni spontanee della Panarello e delle accuse rivolte al suocero: per i magistrati la relazione con il suocero è un movente sia pure plausibile ma non provato. Non c’è infatti prova della sua presenza in casa. Appena pronunciata la sentenza la Panarello è scoppiata in lacrime. E adesso arrivano le sue prime dichiarazioni in un’intervista di Cristiana Lodi sulle pagine di Libero dopo questo boccone amaro che ha dovuto mandare giù: “Immaginavo sì una condanna, ma non trent’anni. Perché io ho detto chi è stato. Trent’anni per aver raccontato la verità”. E lei ribadisce: “È stato mio suocero”.

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La Panarello insiste sulla sua perdita di memoria: “Che mio figlio lo avessi portato a scuola, era ciò che ricordavo fino a un primo momento. Poi, Loris che cade a terra vicino al letto, Loris che grida fortissimo: tutto questo è grosso modo quello che è avvenuto. È la verità. Io ho soltanto omesso di dire chi c’era in casa con me in quel momento”.

 

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Infatti, secondo il racconto della donna in casa con lei c’era il suocero Andrea Stival, che continua ad accusare e con cui dice di avere avuto una relazione alle spalle del marito Andrea. Proprio a lui, Veronica cerca di far capire la “verità”: “Quando la verità ha cominciato a riaffiorare, ho iniziato a lanciargli dei messaggi, cercando di portarlo sulla strada giusta. ‘Tieni tuo padre lontano da Diego’, l’altro nostro figlio”.

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Ma il marito però continua a non crederle, complice anche il continuo cambio di versioni della donna: “Io non mi rendevo conto che in quel momento confondevo tutto con il giorno prima. Invece è stato mio suocero”. La confusione l’avrebbe colta fin ai primi momenti successivi all’omicidio e le afferma di aver seguito le istruzioni del suocero come una marionetta: “Gli dissi che Loris era scomparso, che non era mai arrivato a scuola” e alla domanda della giornalista sul perché chiedere aiuto al colpevole, lei risponde “Io già non ricordavo più nulla. Lui mi ha risposto ‘stai ferma là che arrivo’. Io ho solo eseguito ordini. Come una marionetta mossa da fili trasparenti. Ogni volta che mi veniva chiesto di fare qualcosa, io lo facevo. Lui ordinava, io eseguivo”

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