“Violenze per anni su 2 fratelli minorenni”. Le indagini sulla comunità religiosa in Toscana


Aperto il caso di altre violenze sessuali perpetuate su due fratelli, entrambi minorenni all’epoca in cui si sono verificati i casi. La procura di Prato ipotizza che le violenze si siano consumate fra le mura dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, sia nella sede di Prato in via Bologna, che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Nove il numero degli indagati, fra cui il fondatore della comunità, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.

Cinque sacerdoti, un frate e tre religiosi: ecco gli indagati delle violenze sessuali su minori. Gli uomini appartenevano alla comunità religiosa, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa per mezzo di un decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede: “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Le ripercussioni sarebbero anche giudiziarie per 9 religiosi della diocesi di Prato. La notizia viene riportata sul quotidiano La Nazione, con riferimento esplicito alle vittime. (Continua dopo le foto).













Due fratelli, all’epoca minorenni, affidati alla comunità, vittime delle violenze sessuali che hanno coinvolto 5 sacerdoti, 3 religiosi e un frate, tra cui don Giglio Giglioli, fondatore della comunità. Le perquisizioni sono state avviate solo pochi giorni fa, nelle tre sedi cui faceva riferimento l’ ex comunità religiosa, ovvero a Prato, ad Aulla (MS) e a Calomini (Lucca). La denuncia proviene anche dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini, che lo scorso dicembre ha esposto alla procura di Prato alcuni fatti riguardanti l’ex comunità, che meritavano la giusta attenzione, posto che l’inchiesta penale canonica era partita ancora prima dell’ insediamento di monsignor Nerbini. (Continua dopo la foto).



La comunità religiosa era stata sospesa dal Vaticano lo scorso dicembre, proprio dopo un’avvenuta visita canonica nelle sedi. La comunità religiosa era stata fondata dieci anni fa da don Giglio Gilioli, sacerdote veronese trasferitosi nella nostra diocesi qualche anno prima. Particolarmente dedita alla spiritualità mariana – da qui la denominazione – la comunità aveva raccolto diversi giovani, provenienti da varie parti del mondo, intenzionati a diventare sacerdoti religiosi. Una volta riconosciuta come «associazione pubblica di fedeli» nel 2010, rivelava già alcune criticità, soprattutto per quanto concerneva il numero degli aderenti. Strano anche il numero di chi decideva di abbandonare la comunità, o ancora, di chi chiedeva il trasferimento del sacerdozio nella Diocesi di Prato. (Continua dopo le foto).

Questi i motivi che hanno spinto alle visite canoniche, avvenute sia nel 2013 che nel 2018, quest’ultima voluta direttamente dalla Santa Sede. Perseverando nella carenza di adesioni, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ha disposto lo scioglimento dell’associazione per i limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri, nonché per la non adeguata separazione tra l’ambito della coscienza, spettante al confessore, e quello della disciplina, di pertinenza del superiore religioso. Il documento spiega: “Persistendo le medesime criticità acuite da un ulteriore riduzione numerica, da atteggiamenti di diffidenza e di distacco nei confronti dell’autorità diocesana e da forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. (Continua dopo la foto).

Dalle parole di mons. Nerbini: “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”. Nel mese di giugno dello scorso anno fu presentata denuncia da parte di un giovane, all’epoca dei fatti minorenne,  al vescovo di Prato Franco Agostinelli, che ha provveduto a informare la Congregazione per la Dottrina della Fede. Avviata durante il mese di settembre la celebrazione di un processo amministrativo penale, il Vescovo aveva accolto e ascoltato il denunciante, e da allora il caso è stato aperto e indagato con la giusta attenzione e delicatezza.

Coronavirus, un caso sospetto a Napoli. E ora l’Italia comincia ad avere paura

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it